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sabato 3 marzo 2012

Maria Antonietta (recensione)


Pubblicato su Stordisco - www.stordisco.blogspot.com 

Maria Antonietta, non esistono vie di mezzo per questa giovanissima artista di Pesaro, non esistono i “sì, però”, la questione è molto semplice o la si ama o la si odia. O la ami follemente oppure dopo le prime note spegni lo stereo, il computer e tutto ciò che potrebbe trasmetterla.
I motivi per amarla sono diversi: ha una personalità spiccata, che le ha permesso di abbandonare i primi progetti per dedicarsi interamente alla sua carriera solista e questa volta in italiano. Ha coraggio da vendere, si presenta come una paladina spirituale, ama Gesù e tutti i Santi. Ha una voce sfrontata, ruvida, molto rock ‘n roll.
I motivi per odiarla penso che siano gli stessi, a voi decidere!

L’abbiamo lasciata come Marie Antoinette con il suo lavoro d’esordio “I Want to suck your young blood” totalmente in inglese, ed è stato subito una caccia alla citazione, c’era chi diceva che fosse la Patti Smith italiana, Pj Harvey, che avesse in sé lo spirito delle Hole tutte insieme, ora che canta in italiano e si presenta semplicemente come Maria Antonietta, la situazione non è diversa, c’è chi parla di Carmen Consoli e così via.

Bene! Io non ho proprio voglia di stare a questo gioco. Dico solo che questo è un album di grandi contrasti, è tutto tinto da sfumature retrò o decadenti ( termine che le si addice moltissimo) ma dietro questo “rosa-antico” c’è un forte spirito punk. Si è presentata con un singolo di forte impatto come “Quanto eri bello” che di primo acchito sembra una canzone d’amore, tutt’altro, è una sorta di rivincita delle donne ed è quanto mai realistico, le ragazze ora non cercano più il principe azzurro,”quanto eri bello, io volevo solo portarti a letto” ma è anche vero che si è estremamente fragili “e volevo essere felice ad ogni costo”. Un album dove la dimensione personale è raccontata senza filtri e senza vergogna, è la storia di una vita, di una crescita. Brani come “Saliva” o “Estate 93” e “Questa è la mia festa” raccontano un po’ il disagio di un’anima così come potrebbe essere applicabile al disagio delle ultime generazioni, “E poi tutte le mie canzoni parlano di un solo cazzo di argomento, della mia incapacità di accettare la realtà”. La passione per la agiografia è anche in questo lavoro molto presente nei brani come “Maria Maddalena” e “Santa Caterina” , è una componente importante e molto caratterizzante per Letizia Cesarini, componente che trovo originale al di là dei pareri personali.

In conclusione, è un album che può trovare il suo seguito, e che ha sicuramente qualcosa da dire, è forse un po’ troppo ostico e ripetitivo e che a lungo andare può annoiare. Sicuramente ha portato Maria Antonietta ad essere una personalità nella scena musicale italiana anche grazie ad una buona produzione di Dario Brunori. Staremo a vedere.













Management del Dolore Post-Operatorio- Auff!! (Recensione)


Pubblicato su Stordisco - www.stordisco.blogspot.com

Auff!! Che può non dir nulla così come può essere un titolo geniale per un album, per la realtà, per la vita.
Si presentano in modo prorompente questi 4 ragazzi di Lanciano, con un singolo che la dice lunga “Porno-bisogno” e forse non è un caso per loro aprire con questo brano, si vocifera infatti che questi ragazzi si siano ritrovati infortunati, ognuno a proprio modo, dopo un incidente autostradale e siano arrivati alla conclusione che l’unico modo per riprendersi dal “dolore post operatorio” fosse il piacere, e la copertina dell’album è molto emblematica in questo senso. Ma andando avanti con l’ascolto che si rivela molto scorrevole ci troviamo nelle orecchie l’irriverente Tittle-track “Auff!” , ben riuscita, a mio parere la migliore, dove vengono vomitati una serie di luoghi comuni, citazioni ben pensate che mirano a scardinare quello stereotipo del “poeta maledetto” che ultimamente sembra essere inflazionato. Edgar Alan Poe, Baudelaire, Verlaine, Rimbaud, fino al contemporaneo Bukowski, emblema di un disagio sociale ma che probabilmente applicati alla nostra società si spogliano della loro genuinità e si vestono di moda. “Ho un amico e se ci parli per un po’, non ha nulla da invidiare Ad Edgar Allan Poe” . Auff! Si pone come un “Hiroshima Provinciale” per spazzare via le costruzioni mentali, “Bukowski! Dimmi la verità, di quella birra non ne hai bevuta la metà”, a tratti davvero dissacrante ma inseriti in un contesto più ampio la loro ironia e la loro critica è davvero apprezzabile. Si continua con “Marylin Monroe che tiene alta l’attenzione dopo la bomba appena ascoltata, ancora una volta si prende in esame un mito quale Marylin. E vai con “Signor poliziotto” che mi riporta un po’ alla mente le sonorità dei Fast Animals and Slow Kids, anche questi un gruppo giovane e molto valido. Ed è il momento di Amore Borghese” con una sorpresa, in quanto ad affiancare la voce di Luca Romagnoli troviamo la riconoscibile voce di Emiliano Audisio, cantante dei Linea 77.
Dottorato in Filosofia, s’è buttato dal settimo piano, I Have no Future, grida mentre vola via” è la storia di “Norman” ,cronaca vera, successa in Sicilia dove la disperazione e il precariato nel lavoro e nella ricerca hanno dato vita a questa classe di persone promettenti, laureate e disperate. Con un testo schietto, vero e diretto che ben si sposa con tutto l’album. È il momento di “Irreversibile”, originale nel tema, facendo riferimento alle Sacre Scritture arriva alla conclusione che il grado di entropia della condizione umana è così forte che la soluzione è distruggere. Si continua con “Macedonia” dove già il titolo è emblematico e giù con “Nei Palazzi dove ci si rifugia anche per codardia in un mondo ideale che se anche non avremmo voluto farne parte ne siamo inclusi senza riuscire a farci nulla. Ed ecco l’ultima in lista per essere ascoltata “Il Numero otto” e non è meno di tutto l’album, anzi tiene ancora alta l’attenzione.
Per concludere, il progetto è molto valido, nei testi, nel sound, nell’immagine, soprattutto funzionano perché hanno un chiaro concetto di base. Si sono meritatamente guadagnati uno spazio nella scena musicale con irriverenza e senza chiedere il permesso.


venerdì 2 marzo 2012

Babalot in concerto - sabato 3 marzo 2012



Il cantautore romano per la prima volta in Puglia con un live acustico il 3 marzo a Giovinazzo.
-Pubblicato per GoConversano.it-
L'associazione culturale "Substrati - Culture dal Sottosuolo" e Arci 37 Giovinazzo sabato 3 marzo ospiteranno il live di Babalot, realtà musicale cantautorale indipendente italiana.
Babalot (Sebastiano Pupillo, accompagnato da un numero variabile di musicisti) presenterà, in un live acustico (affiancato per l'occasione da Thomas Longhi), il suo ultimo lavoro "Non sei più", uscito nel 2011 per Aiuola Dischi.
A sei anni dall'uscita di "Un segno di vita", il visionario Babalot è tornato con il suo pop stralunato, otto tracce nelle quali si fonde l'ironia e la tragedia. Ai testi profondi e scanzonati sono affiancate le sonorità più disparate, le chitarre classiche e i suoni da videogioco. Un disco disincantato nel quale l'umorismo e l'anima low-fi-pop-punk la fanno da padrone.
Ad aprire il concerto l'esibizione chitarra e voce del cantautore tarantino Pierpaolo Scuro(chitarrista, tastierista e cantante dei Tuesday's bad weather), che mescola nella sua musica il folk, il rock alternativo e il cantautorato italiano anni '70.
I Substrati Culture dal Sottosuolo, nati nel novembre del 2010, continuano la loro attività di ricerca delle culture sommerse, musicali e non, proponendo live music, reading, proiezioni di film e documentari etc etc.
L'idea è quella di far conoscere ad un pubblico sempre più ampio l'originalità dell'ambiente underground, quello quasi sconosciuto ai più.
Info e contatti:
Substrati - Culture dal sottosuolo: www.facebook.com/substrati - substrati.cds@gmail.com
ARCI 37: www.myspace.com/arci37 - arci.tressett@gmail.com - Arci 37, località Ponte Giovinazzo ore 22 - ingresso 4€ soci Arci (ingresso + tessera 2012 € 8)
Scarlett per Indiepercui

martedì 28 febbraio 2012

First Aid Kit, The lion's roar






Secondo disco del duo svedese composto dalle sorelle Joanna e Klara Söderberg, il cui progetto segue il revival country-folk e la riproposizione in chiave moderna delle atmosfere degli anni ’60-‘70 americani (Dylan, Simon e Garfunkel, Crosby, Still, Nash & Young, Joni Mitchell, Beach Boys) fieramente portato avanti da band come i Fleet Foxes, aggiungendo una particolare gradevolezza derivante dalla scelta delle melodie e dal perfetto intarsio delle voci. Il disco si compone di undici tracce dominate dalle bellissime voci delle titolari del progetto, ben inserite nell’impeccabile tappeto sonoro realizzato in buona parte da loro stesse, visto che, oltre a cantare, Joanna e Klara suonano anche chitarra e tastiere. Un approccio musicale dunque genuino e alieno da orpelli elettronici che viene riproposto nelle esibizioni dal vivo, che prevedono la presenza solo di un batterista ad accompagnare le sorelline.
Tra i brani degni di nota, la title-track e iniziale The lion’s roar chiarisce già, con il perfetto intarsio di voci, percussioni e mandolino, le coordinate musicali del disco. Emmylou parte da un rimpianto nostalgico dell’estate causato dall’arrivo dei freddi venti invernali per cantare nel ritornello due splendide coppie della musica folk americana, quelle formate da Gram Parsons ed Emmylou Harris (cui è intestato il titolo), e da Johnny Cash e June Carter. Blue nasconde sotto l’ammaliante tappeto sonoro il riferimento a una donna che gli accidenti della vita hanno reso impermeabile al contatto con gli altri. In the hearts of men esprime invece il desiderio tutto femminile di indagare nel profondo i cuori degli uomini. To a poet, pezzo caratterizzato da un delizioso cambio di passo nell’ultima parte (propiziato dall’irrompere di quartetto d’archi e fiati), traveste il rimpianto per un abbandono nel riferimento alle parole del poeta Frank O’Hara.
Insomma, un disco gradevolissimo, sicuramente tra i più belli tra quelli usciti in questo inizio 2012.





giovedì 23 febbraio 2012

Leonard Cohen, Old ideas









Dodicesimo album di inediti dell’ormai settantottenne poeta e cantautore canadese, forse una delle figure più influenti della musica di qualità a livello mondiale, da accostare a quella di Bob Dylan.
Si tratta di dieci brani di grande classe, che musicalmente riprendono lo stile dell’ultimo Cohen: voce roca e inconfondibile che domina un tappeto musicale di stile piuttosto tradizionale, in cui trovano spazio pianoforte, chitarre acustiche, tastiere, fiati. C’è anche un brano accompagnato da un banjo, che infatti si intitola proprio Banjo. Come spesso nei dischi del Cohen più recente alla sua voce da crooner si affianca l’apporto (quando necessario) di cori femminili.
Trattandosi di un artista che è passato come nulla dalla scrittura di poesie e romanzi a quella di canzoni (senza sopprimere né l’una né l’altra inclinazione) c’era molta curiosità per i testi del disco, anche perché lui stesso confessa che dal 1983 scrivere canzoni gli è diventato più difficile di prima, pur lavorando sempre sodo.
Ebbene, i testi contengono una forte impronta autobiografica (lo mostra il quasi esame di coscienza di Going home, che inizia così: ‘Amo parlare con Leonard, è uno sportivo, un pastore e un pigro bastardo’). La maggior parte dei testi seguono questa dichiarazione iniziale e parlano di un uomo disilluso, consapevole di avere attraversato tante fasi della sua vita e di non avere neanche tanto da vivere (Amen, Darkness, Show me the place, brani che con la già citata Going home compongono un quartetto iniziale di carattere fortemente autobiografico). Non manca in ogni caso anche il tema dell’amore ‘tormentato’ (Crazy to love you, Come healing e la soave ninna nanna Lullaby).
Idee vecchie, quelle del Nostro, ma ancora in grado dunque di dire la loro e di emozionare gli animi più sensibili…



Lisa Hannigan, Passenger








È uscito dalle nostre parti il 17 gennaio, mentre oltre Atlantico circolava già dall’autunno scorso, il secondo disco solista della cantante irlandese, che si è fatta conoscere nella prima parte degli anni zero come collaboratrice e voce femminile del conterraneo Damien Rice. Ora il sodalizio (professionale e sentimentale…) è terminato e, dopo l’acclamato debutto Sea sow, Lisa torna con un disco ispirato al folk della sua terra, contaminato all’occorrenza con un pop di sapore orchestrale e dominato dalla sua voce potente e ammaliante.
La stessa autrice dice del disco che “molti di questi brani sono stati scritti in viaggio, per questo possiedono quel senso di nostalgia tipico del viaggiatore”. Vanno in questa direzione la title-track, con il suo racconto di un percorso tra gli States, la dolce A sail e la roboante Home. Ma tra i temi del disco ci sono anche “gli amori, gli struggimenti, le confusioni e le amicizie che attraversiamo durante la nostra vita, oltre gli anni e i continenti, e che durano nonostante il tempo”. Segue questa ispirazione What’ll I do, delizioso motivetto di sapore quasi etnicheggiante che dileggia un amore perduto (il povero Damien?!). Il culmine del disco è raggiunto però dalla struggente e sognante ballata Nowhere to go, che parla ancora una volta di un viaggio, riferendosi però questa volta al volo di un uccello, che non trova più un posto dove andare.



Diaframma, Niente di serio






Diciassettesimo disco di inediti della band fiorentina, il cui marchio è portato avanti con ostinazione e fierezza dal chitarrista e autore dei testi Federico Fiumani. Iniziata agli albori degli anni ’80 in una Firenze influenzata dal dark e dalla new wawe anglosassone, la carriera della band ha visto alternarsi alla voce, prima dello stesso Fiumani, Nicola Vannini e Miro Sassolini. Attualmente la band si presenta come un terzetto con Luca Cantasano al basso e Lorenzo Moretto alla batteria. Alle registrazioni di questo album ha partecipato inoltre, suonando piano e tastiere, Gianluca de Rubertis de Il Genio.
Si tratta in tutto di dodici canzoni, dominate dalla poetica fiumaniana, che alterna come sempre in maniera umorale ironia e sentimento, sussurri e urli, dolcezza e ira. Particolamente ‘pulsante’ il cuore del disco, con due pezzi molto tirati e trascinanti come la title-track ed Energia del rock. Si lasciano ascoltare volentieri anche Entropia, il pezzo più meditativo del lotto, come suggerisce lo stesso titolo ‘filosofico’, e Madre superiora, brano ‘sentito’, nel pieno stile fiumaniano: refrain cantato a squarciagola, anzi a un certo punto urlato e distorto ‘nature’, senza l’ausilio di vocoder o altre diavolerie elettroniche. Verso la fine il tocco di classe: la profonda e dilatata Grande come l’oceano, in cui il Nostro rivela la sua giovanile infatuazione per i Ramones.
Insomma, una buona uscita, in linea con uno stile caparbiamente portato avanti in ormai 30 anni di musica e parole dal buon Federico, e un disco che non mancherà di appassionare e ‘trascinare’ nelle instancabili esibizioni live della band.




lunedì 20 febbraio 2012

Bologna Violenta: “Il bervismo” ci salverà"



Parola di Nicola Manzan, che presenterà il suo nuovo album in uno spettacolo imperdibile a Castellana Grotte.

-Pubblicato per Go Conversano www.goconversano.it - 

Quando si parla dell’avanguardia della musica indipendente italiana non si può fare a meno di citare il sommo Nicola Manzan. Vanta le più disparate collaborazioni (Baustelle, Il teatro degli Orrori) ma il suo alterego si chiama Bologna Violenta.
Utopie e piccole soddisfazioni (Wallace Records / Dischi Bervisti, 2012) è il terzo album dell’eclettico polistrumentista, che riesce a far convergere in una sola opera le sue due anime: quella classica (essendo anche diplomato al conservatorio in violino) e quella più hardcore. E un connubio del genere non è da tutti. Ne vien fuori un album sperimentale più che ben riuscito.
Nei circa trenta minuti dell’album si passa dalla pura satira (Remerda , fiaba politica a lieto fine) ai cori dei monaci benedettini, a potenti urla strazianti (Mi fai schifo, con Francesco Valente, batterista del Teatro degli Orrori) fino ad arrivare alle chiamate degli ascoltatori nei programmi radiofonici di provincia (Piccole soddisfazioni). Non mancano gli intermezzi soft, dove gli archi prendono il posto del rumore puro. (Intermezzo o in paricolare Finale – con rassegnazione, orchestrale post 2010).
Lo show più atteso della one man band è fissato per il 26 febbraio, in uno scenario inusuale qual è quello della Caverna della Grave nelle Grotte di Castellana. La performance, già unica di suo, verrà amplificata dalla particolarità della location, definita in passato “La bocca dell’Inferno”. (Info e prenotazioni: officinalive@libero.it ).
Nicola Manzan è impeto, è armonia. È anche il “bervismo” (una sorta di iperbuddismo), un nuovo modo di vedere la vita, del tutto positivo: nessuna politica, nessuna religione, bervismo per più.
Scarlett per Indiepercui

Litfiba e Diaframma: cosa rimane della new wave fiorentina?


- Pubblicato per NoicattaroWeb -La voce del Paese-  il 18/02/2012 -

Il 2012 è partito alla grande con tante nuove uscite musicali degne di nota. Le uscite di cui vi parliamo ci riportano indietro di quasi 30 anni. Stiamo parlando di “Grande Nazione” dei Litfiba e “Niente di Serio” dei Diaframma, usciti in contemporanea il 17 Gennaio scorso. Litfiba e Diaframma sono stati negli anni ’80 i protagonisti della new wave fiorentina, la nuova ondata di musica italiana che ben presto contagiò l’intero Stivale. Erano come fratelli, due band sotto la stessa etichetta e spesso sullo stesso palco. Ma cosa è rimasto oggi di quella favolosa ondata musicale?
I Litfiba sono nati nel 1980 con una formazione che ancor oggi è oggetto di culto:  Piero Pelù (voce), Gianni Maroccolo (basso), Federico Renzulli (chitarre), Antonio Aiazzi (tastiere), Ringo de Palma (batteria). Questo è il periodo dell’etno-dark wave: il basso mangiatutto di Maroccolo, l’istrionico e travolgente ventenne Pelù, le fughe di Aiazzi, le scatarrate di Ghigo e il ritmo pulsante di Ringo portano agli album Eneide, Desaparecido (pubblicato anche in Francia), il magnifico 17Re e Litfiba 3. All’inizio degli anni ’90 una svolta fondamentale: i Litfiba si lanciano nel mondo rock’n’roll italiano, sostenuti dallo storico produttore artistico Alberto Pirelli, con El Diablo, Terremoto e Spirito; Gianni Maroccolo lascia il gruppo per divergenze artistiche con il produttore, fonda i C.S.I. con i disciolti CCCP Fedeli alla Linea e inaugura l’etichetta Sonica, contribuendo in maniera sostanziale alla nascita dell’underground italiano degli anni ’90 (si citano i Marlene Kuntz, Timoria) e ancor oggi attivissimo nella scena con l’etichetta Alkemy Factory.
Dopo la consacrazione nel mainstream musicale italiano grazie agli album Mondi Sommersi e Infinito, nel 2000 avviene l’ennesimo scisma: Pelù esce dal gruppo. Seguono quasi dieci anni bui per Pelù e Renzulli. Oggi c’è la reunion con Grande Nazione, forse il primo esperimento di una cover di se stessi: rock in stile anni ’90, i testi dei brani – a mio parere - poco entusiasmanti, tatuaggi forzati e pose da rockstar della prima ora. A mio parere, pagheranno caro, a livello artistico, il rifiuto della proposta di Maroccolo di una reunion anni ’80 per ricordare i 30 anni della band.
I Diaframma nascono nel 1980 da Federico Fiumani (chitarra, autore dei testi), Leandro Cicchi (basso), Gianni Cicchi (batteria), Nicola Vannini (voce) poi ben presto sostituito da Miro Sassolini. Il loro primo album è “Siberia” ed è la pietra miliare della loro discografia. A fine anni ’80 due avvenimenti incidono non poco sul futuro della band: dopo la pubblicazione di “Tre volte lacrime” i Diaframma lasciano, anche loro per divergenze artistiche, il produttore Alberto Pirelli; la voce storica Miro Sassolini lascia il gruppo dopo l’album autoprodotto “Boxe”. Le sorti del gruppo sono ben prese in mano dal fondatore Federico Fiumani che, prendendosi l’onere di cantare e ingaggiando nuovi elementi in formazione, sforna dischi di rilievo e, ben presto, diventa un personaggio di culto della scena underground italiana. Tra gli album significativi citiamo: In perfetta solitudine (1990), Anni luce (1992), Il ritorno dei desideri (1994, prodotto da Gianni Maroccolo), Il futuro sorride a quelli come noi (2001), I giorni dell’Ira (2002), Camminando sul lato selvaggio (2007).
Oggi i Diaframma son tornati, sempre all’altezza di loro stessi, con Niente di Serio, un album che non delude le aspettative, con cui Fiumani, ormai maturo rocker, dimostra che ha tanta energia ed originalità da vendere.
LITFIBA:
Com’erano: Litfiba “Guerra” (1983 Rai Orecchiocchio) 
Come sono: Litfiba “Squalo” (da Grande Nazione, 2012)


DIAFRAMMA
Com’erano: Diaframma “Siberia” (da Siberia, 1984)


Come sono: Diaframma “Carta Carbone” (da Niente di Serio, 2012)


 Gaetano per Indiepercui
-articolo ispirato dalla puntata “Indiepercui: Diaframma vs Litfiba” – andata in onda il 18/01/2012-
Mercoledi ore 21 – www.radio103.tv – fm 103.7
Facebook/Twitter/Google+: Indiepercui 103

sabato 18 febbraio 2012

Modì - Il suicidio della formica. Esce il disco d'esordio, finalmente.

<Pubblicato per ENERGIE 9 http://rivista.energie9.org/>


Finalmente è arrivato, o meglio, sta arrivando. Insomma, finalmente il primo album ufficiale di Giuseppe Chimenti in arte “Modì” esiste e toccherà aspettare solo fino al 17 marzo per vederlo portato alla luce. C'è stata una specie di spasmodica attesa per questo suo primo album chiamato“Il suicidio della formica”, spasmodica per chi, come me, lo segue artisticamente da qualche tempo, conoscendo l'evoluzione che ha portato poi alla nascita di questo suo primo Long Play, attraverso il suo lavoro precedente, “Odio l'estate”, un Ep di 6 tracce prodotto in collaborazione con il Circolo degli Artisti, all'epoca di Raniero Pizza.

“Il suicidio della formica” è arrivato solo dopo anni di duro lavoro, di ricerca di suoni, di una identità ed arriva in questo scenario da “età dell'oro” per chiunque sappia suonare e possegga una chitarra acustica e sappia anche solo vagamente cantare. Arriva casualmente in questo scenario fatto di cantautorati sterili e sospiri al microfono. Questo artista e quindi questo album, arrivano da un'altra storia, da un'altra strada e non è figlio dei vari Dente, Brondi, come la maggior parte di coloro che adesso fanno la voce grossa sui palchi “underground” di tutta Italia. Questo lavoro può essere visto come una “involuzione” in termini d'impatto sonoro, per chi conosce il Modì dei tempi di “Radioattività”,ma ovviamente il discorso non è così semplice. Questa sua evolutiva involuzione è il frutto di un modo diverso di approccio ai testi, che li rende intimi, che li rende assimilabili al punto da non aver bisogno di essere urlati. L'esempio decisivo è l'ottava traccia, “Preferisco il silenzio”, per chiunque l'avesse ascoltata in versione “elettrica”.
Nel suo essere acustico e con impronte folk, questo disco, non crea mai la classica patina di offuscamento, non crea quel senso di vuoto tra una pennellata di chitarra e l'altra, non crea mai quella sensazione di solitudine sonora di un cantautore al cospetto dei suoi stessi pezzi; Modì affronta i suoi stessi pezzi con decisione, con una completezza sonora che difficilmente si trova in giro, questo disco è di una maturità che non si trova mai in un disco d'esordio. Si apre con le atmosfere quasi oniriche di “La persistenza nella memoria”, per poi tornare alla realtà con “La ballata del grande nulla” (cover di “Big ballad of nothing” di Elliott Smith) e “Gli anni chiusi in tasca”. La malinconia di “Carnevale” e “Di venerdì tutto succede”, che ci introduce a quella che, forse, è la traccia più bella del disco “L'amore ci brucerà” che sarà anche il secondo video estratto dall'album dopo “Suicidio in stazione”, nata da una storia vera. Si arriva alla chiusura dell'album e Modì ci riporta nella malinconia rassicurante con “Preferisco il silenzio” e “Il suicidio della formica” che potrei definire “una curiosa e sacrosanta favola contro il lavoro”.

Per vedere Modì dal vivo ed ascoltare i pezzi dell'album o comprarlo in anteprima, dovrà recarsi il 17 marzo presso il Circolo degli Artisti, dove avverrà la presentazione ufficiale, con molti ospiti. Il disco vedrà poi la luce per Hydra Music dal 20 Marzo.

NoizeWave
Ora pro nobis.



Qui, potete vedere il secondo video estratto: L'amore ci brucerà.   

mercoledì 1 febbraio 2012

Associazioni "Virtuali": la poesia satirica de "IL PEGGIO"



ASSOCIAZIONI “VIRTUALI”: LA POESIA SATIRICA DE “IL PEGGIO”
(pubblicata anche su Noicattaro Web - La voce del Paese)


Gli Anni Zero, l'era di Internet a banda larga, hanno senza dubbio alterato i luoghi della socialità della gente. Le piazze sono vuote. Spesso in provincia, come anche nel nostro paese, ci sono pochi pub, locali o altri luoghi pubblici. Le associazioni sembrano non funzionare più: perdono il ruolo primordiale di aggregare gente, alcune sono inadeguate con la realtà che le circonda, spesso si ritirano nell'autoreferenzialità intelletual mode o, peggio, alcune sono dei paraventi che celano le ambizioni di carriera (anche politiche) del “leader” di turno. Se gli “adulti”, oramai, trasferiscono le loro passeggiate settimanali nei centri commerciali, i giovani si incontrano sempre più nei social network. E qui nascono associazioni di fatto (non costituite di diritto), una sorta di associazioni “virtuali” tra ragazzi volenterosi e capaci, spesso residenti in luoghi diversi, che promuovono cultura, arte, musica e informazione proprio come le associazioni di una volta. Un'associazione, dunque, non prettamente più identificabile in uno specifico territorio locale, ma che riescono anche ad andare oltre creando sinergie con ragazzi di tutta Italia e, volendo, di tutto il mondo.

Tra queste, vi presentiamo IL Peggio: è un sito di satira in poesia, ideato e gestito da ragazzi che utilizzano internet, le partnership con realtà simili (tra cui la trasmissione Indiepercui di Radio 103, la trasmissione Le Idi di Marzo di Radio Città Futura di Bari) e il passaparola per farsi conoscere. Di seguito un'intervista a Luigi, aka Lourid, di Adelfia (Ba) 



           Presentate l'attività de Il Peggio.
  1. La sfida de Il Peggio è: riuscire a creare un blog basato sulla poesia satirica. La satira, si sa, è da sempre espressa in varie forme, ma assai di rado in quella della poesia. L'intento de Il Peggio quindi è quello di sfruttare le potenzialità di internet per proporre una cosa tanto inusuale e oggigiorno quasi inconcepibile come la poesia satirica. Un' altra sfida che ci proponiamo è quella di scrivere poesie satiriche sull'attualità, cosa non facile, in una sorta di "cronaca per menestrello" delle principali vicende politiche che interessano il nostro paese. A dire il vero, vorremmo che i nostri politici facessero vera politica, invece che darci infinite occasioni per schernirli. Dopotutto, Il Peggio porta questo nome perché è proprio così che vediamo la politica italiana, come Il Peggio possibile che possa capitarci. Che Il Peggio sia con voi.


    Come nasce Il Peggio? Quanti e di dove siete?

    Il Peggio deve la sua nascita essenzialmente alle Poesie di Sandro Bondi. E' stato infatti sull'omonima pagina facebook che quasi tutti gli attuali componenti dello staff del Peggio si davano appuntamento più o meno un anno fa per comporre poesie satiriche dichiaratamente ispirate allo stile del Vate di Fivizzano. Da lì nel mese di dicembre del 2010 è venuta a me (Lourid - Luigi Iacobellis) e Andreaseperso (Andrea Lazzo) l'idea di aprire il blog, cui si è quasi subito aggiunto il nostro vignettista principe, Gdb - Giuseppe Del Buono. Quasi subito dopo si sono aggiunti tutti gli altri: Vincenzo Scalfari (Archiloco - Aristarco), Stefano Mazzardo (S.M.), Annalisa De Donatis (Franklin Delano Impellenza), Giuseppe "Marziale” Gigliobianco (Gmg) Pietro Biliotti (l'Ortolano), Roberto Soggiu (Ottandro). E last but not the least ... Nunzio Lamonaca (Nunxio Bixio).
    Solo alcuni di noi sono di Bari: il nostro staff proviene da un pò tutte le varie regioni dello stivale!


    Qual è lo stato della satira in Italia? Il pubblico è pronto a recepirla per quel che è?

    Il mio parere personale circa lo stato della satira in Italia è che sia nettamente migliorato rispetto a qualche mese fa, quando in questo paese non c'era nessun grande periodico di satira politica, cosa inaudita in altri paesi. Ora abbiamo invece "Il Misfatto" e il ritorno de"Il Male", sebbene quello degli anni '70 fosse molto, ma molto più cattivo o graffiante. Purtroppo ci troviamo a vivere in tempi molto diversi da quelli, in cui s'è persa la voglia e forse anche la capacità di osare e provocare ... E chi come Luttazzi questa attitudine ce l'ha, è per ora stato messo da parte dal mondo dello show business.

    Quale riscontro avete e qual è l'utilità della rete per il vostro lavoro?

    Quanto al pubblico, devo dire che quello del nostro blog risponde decisamente bene alla nostra proposta di satira. Fatto salvo il periodo immediatamente successivo all'insediamento di Monti, in cui anche noi abbiamo avuto bisogno di riorganizzarci un po' (cercate di capirci, siamo passati dal circo all'università da un giorno all'altro). Personalmente sono sorpreso dal riscontro che le nostre poesie satiriche spesso ottengono, ma voglio sottolineare che senza le vignette di Gdb o i fotomontaggi di Andreaseperso, o forme ancor più immediate e brevi come le freddure sulla nostra pagina probabilmente arriveremmo a un numero decisamente inferiore di persone.

    Lasciateci un vostro contributo.
    Il Peggio: 11 Haiku per Vasco Rossi – (ps: non fate i permalosi) -



Web www.ilpeggio.com
facebook – fan page: http://www.facebook.com/PeggioSatira


lunedì 23 gennaio 2012

Colapesce "Un meraviglioso declino"


«Per molti la noia è il contrario del divertimento; e divertimento è distrazione, dimenticanza. Per me, invece, la noia non è il contrario del divertimento; potrei dire, anzi, addirittura, che per certi aspetti essa rassomiglia al divertimento in quanto, appunto, provoca distrazione e dimenticanza, sia pure di un genere molto particolare. La noia, per me, è propriamente una specie di insufficienza o inadeguatezza o scarsità della realtà»

La Noia, di Alberto Moravia.

È solo un mio collegamento, “Un meraviglioso declino” ultimo lavoro di Lorenzo Urciullo aka Colapesce (già negli Albanopower) mi porta alla mente La Noia di Moravia, perché questo album è di quelli che vanno ascoltati in un preciso momento storico nella vita di ciascuno. Quando si ha la sensazione di non volere più nulla, nulla che non sia distrazione e dimenticanza, senza artifici, solo testi ben pensati che sanno con pochissime mosse arrivare dove non avresti creduto. Ultimamente il termine semplicità come caratteristica di un progetto musicale è un termine inflazionato, e allora non voglio usarlo, direi più esistenzialista ed essenziale.

Quando finisce ti rimane tutto dentro e senti il bisogno di tornare in quello stato di distacco dalla realtà, perché noi siamo fatti così. “Ci nascondiamo dai fari quassù al terzo piano, un astronauta, cammino per casa, invado il divano l’amore è anche fatto di niente” apre con questo brano Restiamo in casa, penso non ci sia nulla da aggiungere, “arriveranno presto, si prenderanno anche il silenzio” . Continua con una nostalgica Satellite , e giù ancora con la Zona Rossa dove si nota una punta di rassegnazione perché effettivamente dopo anni a sventolare bandiere, ora di rosso c’è solo il tuo viso stanco. Un testo lucido e schietto quello di Barbari, dove mostra chi sono i veri e i nuovo barbari, quelli laureati, che si spaccano di docce solari, che si vantano di conquiste mai avvenute, che si nutrono dei fallimenti sinceri degli altri. È strano sentire parole così acute, in un tono pacato, tra l’altro con la voce di Alessandro Raina degli Amor Fou, con cui non puoi che essere d’accordo, come se non ci fosse rabbia nel tirar fuori la realtà, con un apparato di fiati e ottoni curato da Roy Paci che ti fa da accompagnamento. O nel brano Quando tutto diventò blu, l’amarezza e la pochezza del vivere, misurata con la probabilità dei dadi, che decidono come andrà la tua giornata, di come ci si affanna a studiare per poter avere un riconoscimento, per poter dire di essere, e In questo mare, nuoti e piangi. E poi c’è lei, la canzone che è secondo me il punto più luminoso di questo lavoro, dopo una tradizione consolidata su una Costruzione di un amore, arriva lui, Colapesce con la sua Distruzione di un amore, e non ce né per nessuno, perché con un semplice verso ti spiega la sensazione di non riuscire a posseder nulla, nemmeno le tue sensazioni “Come quando, sono a un palmo di naso dalla tua pelle, e non riesco a sfiorati. Non riesco a sfiorarti. “ Sottotitoli, con Sara Mazo (ex Scisma) che a sorpresa presta la voce in questo brano delicato.

Ascoltare quest’album è come avere sul comodino una palla di vetro con la neve, che agiti tra lo stupore di vedere qualcosa di magico e la paura di rompere un equilibrio. Forse noi siamo qui mentre Colapesce ci spiega la nostra vita lontano dalla realtà, magari in fondo al mare a reggere la Sicilia…

Label: 42 Records


sabato 31 dicembre 2011

Intervista a Marco Notari




Articolo pubblicato per Stordisco (www.stordisco.blogspot.com)



Un 2011 importante per Marco Notari, esce dopo alcuni anni dal suo ultimo lavoro, “Io?”, un album pieno di collaborazioni e che è stato ampiamente riconosciuto e valorizzato. Ringrazio Marco Notari per la sua disponibilità e vi invito ad ascoltare i suoi lavori e ad assistere ad un suo live accompagnato dalla band Madam, perché è sempre dal vivo che gli artisti possono manifestarsi nella loro sincerità.


Siamo reduci dal grande evento del Medimex che in collaborazione con il Mei ha creato un grande momento di incontro per tutti coloro che amano e che hanno a che fare con la musica. E proprio in questo contesto ti è stato consegnato il premio P.I.V.I per il miglior video di musica indipendente, per il video di “Le stelle ci cambieranno pelle”. Quanto è importante per te la dimensione artistica nei tuoi lavori? Mi viene in mente anche “Babele: noir” dove vi erano delle bellissime illustrazioni che accompagnavano testi narrativi.
Mi piace molto l’idea di contaminare la mia musica con altre forme d’arte, e per quanto possibile ho sempre cercato di farlo nei miei lavori. Nel caso di “Babele”, che era un concept album, avevo realizzato appunto la ristampa in vinile “Babele:noir” che conteneva nel booklet tredici racconti, uno per ogni brano del disco, accompagnati da dodici tavole realizzate da diversi illustratori coordinati da David “Diavu” Vecchiato di MondoPop ed un fumetto in due tavole ad opera di Luigi Piccatto di Dylan Dog. Ne era uscita anche una mostra al Brancaleone di Roma.Nel caso del video di “Le stelle ci cambieranno pelle” il tentativo è stato quello di realizzare un lavoro che per certi versi fosse più un cortometraggio che un videoclip. Lo staff del regista Marco Missano ha realizzato delle scenografie di cartone e dei costumi bellissimi: nel video io e la mia band siamo prima astronauti nello spazio e poi marinai in un sottomarino che esplora i fondali del mare. Abbiamo raccolto talmente tanto materiale che alla fine abbiamo deciso, partendo dal brano che dura tre minuti, di realizzare un video di quattro minuti e trenta. Così col produttore artistico del disco Andrea Bergesio abbiamo registrato una session di archi che abbiamo utilizzato come “colonna sonora” per la prima parte del video ed una versione del brano leggermente più lunga.


Sempre a proposito del Medimex, il motto di questo Meeting è stato ‘La Musica è Lavoro’ cosa pensi di questo concetto?
Penso che lanci un messaggio giusto e che sia un concetto sacrosanto ma purtroppo ancora molto distante dalla mentalità dominante nel nostro paese. In Italia rispetto ad altri stati si fatica molto a considerare come tale la professione di artista, a partire dalle istituzioni.


Il tuo nuovo album ‘Io?’ , perché la presenza del punto interrogativo? Ma non sarai mica egocentrico? No, seriamente, troviamo brani come ‘Io, il mio corpo e l’inconscio’ o come ‘Dina’ dove parli della tua nonna, perché hai voluto fare un disco dove la dimensione personale e intima ne fa da padrona?
Magari un po’ egocentrico lo sono, come la maggior parte degli artisti :) Scherzi a parte e a discapito di ciò che suggerisce il titolo credo che questo disco sia attraversato invece dal tentativo di liberarsi del proprio ego, un po’ come in “I, me, mine” di George Harrison. Per quanto riguarda la preminenza della dimensione intima e personale è qualcosa che è successo in maniera estremamente naturale. Semplicemente in questi due anni ho sentito il bisogno di fissare alcune persone all'interno di canzoni, ovvero dentro a qualcosa che sia immune allo scorrere del tempo delle nostre vite.


Come sono nate le varie collaborazioni che hanno interessato il tuo album, nello specifico quella musicale con Dario Brunori nel brano ‘L’invasione degli Ultracorpi’ e con Tommaso Cerasuolo dei Perturbazione a livello artistico?
Le collaborazioni sono nate entrambe da un rapporto di amicizia, e sono state entrambe molto stimolanti. Con Tommaso ci conosciamo da alcuni anni, lui oltre ad essere il grande cantante che tutti sappiamo è un bravissimo illustratore ed aveva realizzato il videoclip di “Porpora” per il mio precedente album “Babele”. In “Io?” il suo apporto è stato davvero importante, oltre che duettare con me nel primo singolo “Le stelle ci cambieranno pelle” si è infatti occupato di disegnare la copertina e tutte le illustrazioni dell’artwork, un lavoro realizzato completamente a mano e davvero bellissimo. Anche con Dario ci conosciamo da un po’, c’è una grande stima reciproca e quando ho scritto il controcanto per il finale de “L’invasione degli ultracorpi” ho subito pensato che la sua voce sarebbe stata perfetta per quella parte. Quando gli ho fatto ascoltare il brano lui ha accettato con entusiasmo.


Che rapporto hai con il web e con il supporto digitale? Ho saputo che tempo fa avevi messo in free download il primo singolo anteprima di questo tuo album e che hai permesso a chi ha scaricato la traccia di poter aver dei benefici per l’acquisto dell’album. Credi che sia un incentivo alla musica o che invece sia deleterio per il lavoro dei musicisti?
Vedo il web principalmente come un’opportunità da sfruttare, non soltanto per la musica ma per la nostra società in generale. Certo la nascita di alcuni siti come Napster hanno danneggiato molto la discografica tradizionale, ma credo che questo sia stato dovuto in gran parte alla miopia degli addetti ai lavori che si trovavano ai vertici delle grandi case discografiche in quegli anni e non sono stati in grado di anticipare la diffusione di questi siti con degli e-stores dove acquistare legalmente la musica. Pensa al fatto che ancora oggi le major per distribuire i propri brani sul web devono appoggiarsi ad i-tunes perché non riescono ad avere traffico sui propri siti.Per quanto mi riguarda ho sempre cercato di utilizzare il web come uno strumento per abbattere le barriere che mi separano da chi ascolta la mia musica. Nel caso di “Io?” l’operazione è stata quella di regalare la title-track del disco a maggio per due settimane in cambio di un indirizzo mail. Chi mi ha lasciato la mail ha poi ricevuto a settembre un ep in free download contenente materiale extra legato al disco e la possibilità di acquistarlo ad un prezzo inferiore rispetto a quello dei negozi. Ho avuto davvero un ottimo feedback e di certo voglio ripetere operazioni di questo tipo in futuro.


So che sei vegetariano e ho notato che hai prodotto l’involucro del CD con materiale riciclato e che hai molta cura dell’ambiente. Cosa vuol dire che hai fatto un tour ad impatto zero?
Sì, sia io che mia moglie siamo vegetariani da alcuni anni. Il tour a impatto zero è una iniziativa nata in collaborazione con Lifegate: in pratica abbiamo calcolato insieme a loro le emissioni nocive che produrremo con le date del tour, generate dagli spostamenti nostri e di chi verrà ad ascoltarci nonché dalla realizzazione stessa dei concerti. Queste emissioni verranno compensate tramite la creazione e tutela di nuove foreste in Costa Rica, riducendo a zero l’impatto nocivo sul pianeta del nostro tour.


Cosa pensi della Musica cosiddetta indipendente? Perché sembra che questa sia destinata ad esser fruita solo da un pubblico di nicchia? Proprio recentemente qualcuno mi ha fatto notare che nelle nicchie ci sono le cose più preziose e belle e allora perché sembra che la musica indipendente viva solo se ricercata? Perché non si riesce ad arrivare ai molti? E perché sembra che esistano due mondi musicali quasi paralleli? Ma se si riuscisse ad arrivare ai più, credi che molto del valore che abbiamo attribuito all’ indipendente perda senso? Cosa consiglieresti per migliorare questo aspetto culturale nel nostro paese?
Tutte domande molto giuste. Sì, non so dire perché ma l’Italia è caratterizzata da sempre da questo dualismo, che forse più ancora che una distinzione tra mondo “alternativo” e mondo “major” è una distinzione tra musica a contenuto prevalentemente culturale, se vogliamo definirla così, e musica invece fortemente legata al mondo dello spettacolo. Purtroppo i grandi network radiofonici e le televisioni, che sono poi i media più seguiti dalla maggioranza delle persone, tendono a ghettizzare da sempre tutto ciò che non rientra nella seconda categoria. Questo da un lato rende nascosti al pubblico degli artisti eccezionali, dall’altro contribuisce ad alimentare una scarsa educazione musicale nella media delle persone, che perde la capacità di decodificare ed apprezzare i progetti musicali che escono dai datati e banali canoni estetici di questi contenitori. Mi chiedo sempre perché, senza andare troppo lontano, in Germania o in Francia mi può capitare di vedere in prima serata un concerto dei Radiohead su una tv nazionale ed in Italia invece pensare ad una cosa del genere è una utopia.
Penso che ci vorrebbero una maggiore apertura e un maggiore coraggio da parte di questi media per fare crescere la scena musicale più interessante del nostro paese e svecchiare un po’ l’approccio alla musica e alla cultura degli italiani. Inoltre anche un’educazione musicale di miglior livello nelle scuole sarebbe molto utile.


A questo riguardo aiutaci a promuovere dei progetti e dei lavori musicali che in questi anni ti hanno incuriosito e che hai ascoltato con piacere.
Come dicevamo ci sono tanti artisti di grande valore all’interno della nicchia di cui parlavamo poco fa, l’elenco sarebbe davvero lungo. Tra quelli che ho ascoltato in questo ultimo anno e che meriterebbero di affermarsi al grande pubblico i primi che mi vengono in mente sono Giuliano Dottori, Egokid e Lucia Manca.


Come definiresti il tuo percorso e la tua carriera artistica?
E’ una domanda difficile a cui rispondere. Penso che il percorso che va da “Oltre lo specchio” ad “Io?” passando attraverso “Babele” rappresenti una evoluzione molto naturale delle mie canzoni e del mio sound. Ho l’impressione che questo album rappresenti sia a livello di testi che di soluzioni sonore un primo punto di arrivo del percorso di ricerca intrapreso con i due precedenti.
Per il resto è sicuramente gratificante poter dedicare una buona fetta del mio tempo a questo tipo di attività, suono da sempre ed amo farlo.


Puoi perdonarmi per tutte queste domande?
Solo perché erano interessanti :)

lunedì 26 dicembre 2011

Indiepercui ed Energie 9 presentano la compilation "Il Natale è il 24"


Indiepercui, la trasmissione radiofonica del mercoledì sera di Radio  103 ideata e condotta da tre nojani (Marica Ciavarella, Annachiara Càsimo e Gaetano Sanitate), saluta il 2011 citando Piero Ciampi con “Il Natale è il 24”, la compilation dei brani più rappresentativi della loro programmazione lanciata e promossa in anteprima dalla rivista online romana “Energie 9” rivista.energie9.org.
La Compilation natalizia è composta da 25 brani di musica italiana, artisti che possiamo spesso sentirli nei live clubs dello Stivale ma che, in qualche modo, sono snobbati dai mass media nazionali (si citano Soviet Soviet, Be forest, Gazebo penguins, Nel dubbio, Caso, Nut). La selezione, inoltre, offre un occhio di riguardo verso realtà pugliesi interessanti e ben selezionate: Acomeandromeda (Putignano-Castellana), Paolo Zanardi (Roma, Monopoli), La biblioteca deserta (Monopoli), CFF e il Nomade Venerabile (Gioia del Colle), Carmilla e il Segreto dei Ciliegi (Casamassima), Diverde (Lecce), Eels on heels (Bari), Fabryca (Bari).
Sono presenti ben 2 inediti e una rarità: Jocelyn Pulsar “Arkanoid” e Shiva Bakta “If you wonna die, I won't” sono i brani creati appositamente per la compilation; la bonus track è il brano “Punklove” dei Cosmetic, versione primordiale del più conosciuto “Via Maj”.

Indiepercui è una realtà che non si limita alle tre menti nojane su citate. Fanno parte di questo progetto, cui ben presto confluirà in una associazione culturale: Andrea Russo (da Putignano, regia e rubrica musicale fissa), Ilaria Pastoressa (Bitonto, locandine), Isabella Sanitate (Noicàttaro, videomaker), Angela Ardito (Noicàttaro, letture), Simone Vinci (Roma, la voce dell'”indie” romano), Rossella Milillo (Rutigliano, interviste nel backstage, ass. Substrati Culture del Sottosuolo), Leonardo Santamaria (Rutigliano, rubrica disturbatrice “Trashpercui”) e il duo Luigi Iacobellis – Nunzio Lamonaca (Adelfia-Margherita di Savoia, satira in versi da Il Peggio www.ilpeggio.com).

Energie 9 è una rivista on line romana, ideata e gestita da ragazzi universitari, che si occupa di politica, economia, società, storie e filosofia, cinema, arte e musica.
Link: www.rivista.energie9.org

La compilation “Il Natale è il 24” 


Link della presentazione: http://rivista.energie9.org/blog/2011/12/indiepercui-%E2%80%93-l%E2%80%99indie-va-in-onda-su-radio-103-di-indiepercui/

Link diretto: http://indiepercui103.bandcamp.com/


Track List

1.Jocelyn Pulsar - Arkanoid (inedito) 02:48
2.Paolo Zanardi - Postal Market 04:01
3.Marco Notari - Io? 04:43
4.AcomeandromedA - Il pastrano nero 04:54
5.Nel dubbio - Libero 03:09
6.Diverde - Portami via 03:22
7.Gazebo Penguins (con J. Lietti) - Senza di te 02:23
8.C.F.F. e il Nomade Venerabile (con F. Goria) - Un lungo viaggio in autostrada 05:06
9.Soviet Soviet - Human Nature 03:33
10.La biblioteca deserta - Circuiti aperti 05:40
11.Cosmetic - Prima o poi 02:57
12.Bar Noir - Nuova ondata di bombardamenti 06:21
13.L'orso - Avere vent'anni 04:02
14.Eels on heels - Y 03:23
15.Be forest - Your specters 03:01
16.Fabryka - The good insight 04:12
17.Ratafiamm - Se mi allontano 02:18
18.Nut - Abiti 07:52
19.Carmilla e il segreto dei ciliegi - Addestro il pensiero 04:07
20.Girless & The Orphan - Novembre 17th 03:45
21.Caso - Aranciata amara 02:54
22.Verily So - Ordinary minds 02:42
23.Carlot-ta - 14th august, a summer storm 03:45
24.Shiva Bakta - If you wonna die, I won't (inedito) 02:35
25.Cosmetic - BONUS TRACK - Punk love! (demo version di Via Maj) 03:03




Buon Natale a tutti

Indiepercui 103
Marica, Annachiara, Gaetano

giovedì 8 dicembre 2011

BANDO "MEDIEVAL JOUST" - Concorso musicale per band emergenti a Conversano (Ba)


(sponsored by Indiepercui 103) Facebook http://www.facebook.com/pages/Medieval-Joust/322330524450752
"Medieval Joust" è un contest musicale Indie e Rock organizzato all'interno del "Medieval Pub",
accogliente ritrovo sito nei pressi della Cattedrale a Conversano. Il contest è volto ad offrire alle band partecipanti esibizioni live all'interno delle quali fare sfoggio delle proprie produzioni inedite. Le tre fasi in cui si svolge il contest porteranno, tramite giudizio di una giuria e voti del pubblico, alla conquista dei tre premi in palio:


1°premio: 300 € + trasmissione dell'inedito nel programma "Indiepercui"


2°premio: 200 €


3°premio: buono per un'intera giornata di registrazione presso 
l'associazione musicale "MusicAll" di Conversano


Il regolamento con annesso svolgimento e date delle serate è disponibile qui di seguito:


REGOLAMENTO


Il seguente regolamento mostra le modalità di partecipazione e di svolgimento del Contest “Medieval Joust” organizzato dal Medieval Pub.
Il contest è volto ad offrire a band emergenti la possibilità di partecipare a serate live, competere e confrontarsi con altri gruppi e a fare da sfondo alla presentazione del repertorio edito e inedito di ogni gruppo.


MODALITA’ DI PARTECIPAZIONE
Le iscrizioni al contest sono aperte dal 21/11/2011, fino al 31/12/2011. Ogni gruppo dovrà inviare via mail all’indirizzo “medievaljoust@live.it” : scheda tecnica del gruppo (nomi componenti, strumenti, e-mail e numero telefonico del referente del gruppo), un brano inedito formato mp3 con eventuale testo. In seguito una giuria preposta visionerà e selezionerà le 12 band partecipanti al contest. Tutte la band avranno risposta dell’esito delle selezioni tramite mail inviata al referente del gruppo entro il 4/01/2012. I gruppi selezionati dovranno versare la quota di iscrizione di 20 € direttamente all’organizzatore dell’evento entro il 10/01/2012.


SVOLGIMENTO
Il contest prevede 3 fasi: fase iniziale, semifinale, finale. La fase iniziale avrà luogo con frequenza settimanale il 13-20-27/01/2012 e 3/02/2012. Le due semifinali si svolgeranno il 10 e 17 febbraio e la finale è fissata per il 24 febbraio. La fase iniziale comprende 4 eventi durante i quali si sfideranno 3 band per sera. Ogni evento vedrà selezionata una band vincitrice che avrà diritto a passare alla fase successiva. Le due semifinali vedranno la sfida tra 2 band per sera e le band vincitrici delle semifinali accederanno alla fase finale. Il metodo utilizzato per giudicare le band sarà il medesimo per ogni fase e la percentuale dei voti sarà così suddivisa: 


60% Giuria 40% Pubblico


La giura sarà formata da tre figure competenti, il cui giudizio è insindacabile.


PREMI
Il vincitore della serata finale e quindi del contest, si aggiudicherà il premio in denaro di 300 € e la trasmissione dell’inedito nel programma “Indiepercui”. Il secondo classificato si aggiudicherà la somma di 200 €. Il terzo premio è potenzialmente conquistabile da ognuna delle 12 band partecipanti in quanto verrà assegnato alla band che avrà conseguito il maggior numero di voti dal pubblico durante le 4 serate delle fasi iniziali. Il terzo premio consiste in un’intera giornata di registrazione presso l’associazione musicale “MUSICALL”.
L’organizzazione dell’evento è esonerata da responsabilità da parte di terzi per un eventuale uso improprio del materiale inviatoci.

P.I.M.I. E FUORI DAL MUCCHIO - I PREMI ALLA NUOVA MUSICA ITALIANA



Come ogni anno, il Meeting delle Etichette Indipendenti, annuale rassegna musicale della musica italiana fatta in casa, si conclude con la premiazione riguardo il miglior disco, il miglior gruppo, il miglior solista, il miglior live, la miglior autoproduzione, la miglior etichetta indipendente e il miglior produttore della stagione 2011. Tutti i premi sono stati consegnati a Bari, domenica 27 novembre scorso, al Teatro Kismet, nella serata di chiusura del MEDIMEX-MEI 2011.
Tali premi sono affidati da una giuria presieduta da giornalisti e critici musicali italiani, quali: Federico Guglielmi (Il Mucchio, Radio Uno Rai), Aurelio Pasini (Il Mucchio – Fuori dal Mucchio), John Vignola (Il Mucchio, Radio Due Rai), Daniel Marcoccia (Free Lamce), Enrico Veronese (Blow Up, Italina Embassy), Valerio Corzani (Radio Tre Rai), Enrico Deregibus (Free Lance), Fabrizio Galassi (Repubblica.it/Kataweb, Wired), Barbara Tomasino (Rumore, radio Uno, Rai), Alessandro De Gerardis (Isoradio, Rai), Luca Valtorta (XL Repubblica), Claudio Agostoni (Radio Popolare).
Ecco i vincitori:
Miglior disco: Massimo Volume, "Cattive abitudini" – band fondamentale e di culto del rock italiano, tornato dopo quasi 6 anni con un disco, “Cattive abitudini”, accolto molto positivamente da pubblico e critica. 
Massimo Volume “Fausto” - http://www.youtube.com/watch?v=QNQfnns99gE 
Miglior gruppo: Quintorigo, una band poliedrica, dal pop al jazz, rinnovata con l'ingresso nel gruppo del nuovo cantante Luca Sapio che sostituisce in modo stabile John De Leo. Si segnala il loro recente album “English Garden”
Quintorigo “English Garden” - http://www.youtube.com/watch?v=_gsbcm4WuPo 
Miglior solista: Paolo Benvegnù, con il suo disco “Hermann” raggiunge l'apice della sua creatività artistica. Un cantautore rock italiano moderno e apprezzatissimo nei concerti.
Paolo Benvegnù “Love is talking” - http://www.youtube.com/watch?v=qnWKjTb-smw&feature=related 
Miglior Live: Brunori Sas, aka Dario Brunori, cantautore calabrese ammirato quest'estate al Giovinazzo Rock Festival, già Premio Ciampi come miglior esordiente nel 2009. Si segnalano i due album “Vol.1” e “Vol.2 Poveri Cristi”
Brunori Sas “Rosa” - http://www.youtube.com/watch?v=SRF5QRE162s 
Miglior autoproduzione: Valentina Gravilli per l'album "La balena nel Tamigi"
Valentina Gravilli “La balena nel Tamigi” - http://www.youtube.com/watch?v=M35uFTCbEes 
Miglior etichetta e relativo produttore artistico: 42 Records/Giacomo Fiorenza (Yuppie Flu, I Cani, Colapesce)

Inoltre la rivista musicale “Il Mucchio Selvaggio” consegna il premio Fuori dal Mucchio, il miglior disco d'esordio, a Iosonouncane con l'album “La macarena su Roma” (etichetta Trovarobato).
Iosonouncane è Jacopo Incani, cantautore sardo stravagante e isterico, miscela l'elettronica in “un'osservazione grottesca e satirica dell'attualità italiana”.
Iosonouncane “La macarena su Roma” - http://www.youtube.com/watch?v=UM7g8m2ZKRg&feature=related 

Prossimi eventi: 
15dicembre Le Luci della Centrale Elettrica – Oasi San Martino Acquaviva delle Fonti (Ba)
16dicembre L'ORSO + Indiepercui Dj Set  - Arci Tressett Giovinazzo (Ba)


Un Report del MEDIMEX-MEI 2011 è stato ascoltato nella trasmissione Indiepercui di Radio 103 dei nojani Marica, Annachiara, Gaetano - podcast: http://soundcloud.com/indiepercui103/indiepercui-medimex-mei-report 
Per maggiori approfondimenti: www.meiweb.it
(foto Brunori Sas live @ Teatro Kismet Bari di Annachiara Càsimo)
Articolo uscito anche per Noicattaro Web