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sabato 31 dicembre 2011

Intervista a Marco Notari




Articolo pubblicato per Stordisco (www.stordisco.blogspot.com)



Un 2011 importante per Marco Notari, esce dopo alcuni anni dal suo ultimo lavoro, “Io?”, un album pieno di collaborazioni e che è stato ampiamente riconosciuto e valorizzato. Ringrazio Marco Notari per la sua disponibilità e vi invito ad ascoltare i suoi lavori e ad assistere ad un suo live accompagnato dalla band Madam, perché è sempre dal vivo che gli artisti possono manifestarsi nella loro sincerità.


Siamo reduci dal grande evento del Medimex che in collaborazione con il Mei ha creato un grande momento di incontro per tutti coloro che amano e che hanno a che fare con la musica. E proprio in questo contesto ti è stato consegnato il premio P.I.V.I per il miglior video di musica indipendente, per il video di “Le stelle ci cambieranno pelle”. Quanto è importante per te la dimensione artistica nei tuoi lavori? Mi viene in mente anche “Babele: noir” dove vi erano delle bellissime illustrazioni che accompagnavano testi narrativi.
Mi piace molto l’idea di contaminare la mia musica con altre forme d’arte, e per quanto possibile ho sempre cercato di farlo nei miei lavori. Nel caso di “Babele”, che era un concept album, avevo realizzato appunto la ristampa in vinile “Babele:noir” che conteneva nel booklet tredici racconti, uno per ogni brano del disco, accompagnati da dodici tavole realizzate da diversi illustratori coordinati da David “Diavu” Vecchiato di MondoPop ed un fumetto in due tavole ad opera di Luigi Piccatto di Dylan Dog. Ne era uscita anche una mostra al Brancaleone di Roma.Nel caso del video di “Le stelle ci cambieranno pelle” il tentativo è stato quello di realizzare un lavoro che per certi versi fosse più un cortometraggio che un videoclip. Lo staff del regista Marco Missano ha realizzato delle scenografie di cartone e dei costumi bellissimi: nel video io e la mia band siamo prima astronauti nello spazio e poi marinai in un sottomarino che esplora i fondali del mare. Abbiamo raccolto talmente tanto materiale che alla fine abbiamo deciso, partendo dal brano che dura tre minuti, di realizzare un video di quattro minuti e trenta. Così col produttore artistico del disco Andrea Bergesio abbiamo registrato una session di archi che abbiamo utilizzato come “colonna sonora” per la prima parte del video ed una versione del brano leggermente più lunga.


Sempre a proposito del Medimex, il motto di questo Meeting è stato ‘La Musica è Lavoro’ cosa pensi di questo concetto?
Penso che lanci un messaggio giusto e che sia un concetto sacrosanto ma purtroppo ancora molto distante dalla mentalità dominante nel nostro paese. In Italia rispetto ad altri stati si fatica molto a considerare come tale la professione di artista, a partire dalle istituzioni.


Il tuo nuovo album ‘Io?’ , perché la presenza del punto interrogativo? Ma non sarai mica egocentrico? No, seriamente, troviamo brani come ‘Io, il mio corpo e l’inconscio’ o come ‘Dina’ dove parli della tua nonna, perché hai voluto fare un disco dove la dimensione personale e intima ne fa da padrona?
Magari un po’ egocentrico lo sono, come la maggior parte degli artisti :) Scherzi a parte e a discapito di ciò che suggerisce il titolo credo che questo disco sia attraversato invece dal tentativo di liberarsi del proprio ego, un po’ come in “I, me, mine” di George Harrison. Per quanto riguarda la preminenza della dimensione intima e personale è qualcosa che è successo in maniera estremamente naturale. Semplicemente in questi due anni ho sentito il bisogno di fissare alcune persone all'interno di canzoni, ovvero dentro a qualcosa che sia immune allo scorrere del tempo delle nostre vite.


Come sono nate le varie collaborazioni che hanno interessato il tuo album, nello specifico quella musicale con Dario Brunori nel brano ‘L’invasione degli Ultracorpi’ e con Tommaso Cerasuolo dei Perturbazione a livello artistico?
Le collaborazioni sono nate entrambe da un rapporto di amicizia, e sono state entrambe molto stimolanti. Con Tommaso ci conosciamo da alcuni anni, lui oltre ad essere il grande cantante che tutti sappiamo è un bravissimo illustratore ed aveva realizzato il videoclip di “Porpora” per il mio precedente album “Babele”. In “Io?” il suo apporto è stato davvero importante, oltre che duettare con me nel primo singolo “Le stelle ci cambieranno pelle” si è infatti occupato di disegnare la copertina e tutte le illustrazioni dell’artwork, un lavoro realizzato completamente a mano e davvero bellissimo. Anche con Dario ci conosciamo da un po’, c’è una grande stima reciproca e quando ho scritto il controcanto per il finale de “L’invasione degli ultracorpi” ho subito pensato che la sua voce sarebbe stata perfetta per quella parte. Quando gli ho fatto ascoltare il brano lui ha accettato con entusiasmo.


Che rapporto hai con il web e con il supporto digitale? Ho saputo che tempo fa avevi messo in free download il primo singolo anteprima di questo tuo album e che hai permesso a chi ha scaricato la traccia di poter aver dei benefici per l’acquisto dell’album. Credi che sia un incentivo alla musica o che invece sia deleterio per il lavoro dei musicisti?
Vedo il web principalmente come un’opportunità da sfruttare, non soltanto per la musica ma per la nostra società in generale. Certo la nascita di alcuni siti come Napster hanno danneggiato molto la discografica tradizionale, ma credo che questo sia stato dovuto in gran parte alla miopia degli addetti ai lavori che si trovavano ai vertici delle grandi case discografiche in quegli anni e non sono stati in grado di anticipare la diffusione di questi siti con degli e-stores dove acquistare legalmente la musica. Pensa al fatto che ancora oggi le major per distribuire i propri brani sul web devono appoggiarsi ad i-tunes perché non riescono ad avere traffico sui propri siti.Per quanto mi riguarda ho sempre cercato di utilizzare il web come uno strumento per abbattere le barriere che mi separano da chi ascolta la mia musica. Nel caso di “Io?” l’operazione è stata quella di regalare la title-track del disco a maggio per due settimane in cambio di un indirizzo mail. Chi mi ha lasciato la mail ha poi ricevuto a settembre un ep in free download contenente materiale extra legato al disco e la possibilità di acquistarlo ad un prezzo inferiore rispetto a quello dei negozi. Ho avuto davvero un ottimo feedback e di certo voglio ripetere operazioni di questo tipo in futuro.


So che sei vegetariano e ho notato che hai prodotto l’involucro del CD con materiale riciclato e che hai molta cura dell’ambiente. Cosa vuol dire che hai fatto un tour ad impatto zero?
Sì, sia io che mia moglie siamo vegetariani da alcuni anni. Il tour a impatto zero è una iniziativa nata in collaborazione con Lifegate: in pratica abbiamo calcolato insieme a loro le emissioni nocive che produrremo con le date del tour, generate dagli spostamenti nostri e di chi verrà ad ascoltarci nonché dalla realizzazione stessa dei concerti. Queste emissioni verranno compensate tramite la creazione e tutela di nuove foreste in Costa Rica, riducendo a zero l’impatto nocivo sul pianeta del nostro tour.


Cosa pensi della Musica cosiddetta indipendente? Perché sembra che questa sia destinata ad esser fruita solo da un pubblico di nicchia? Proprio recentemente qualcuno mi ha fatto notare che nelle nicchie ci sono le cose più preziose e belle e allora perché sembra che la musica indipendente viva solo se ricercata? Perché non si riesce ad arrivare ai molti? E perché sembra che esistano due mondi musicali quasi paralleli? Ma se si riuscisse ad arrivare ai più, credi che molto del valore che abbiamo attribuito all’ indipendente perda senso? Cosa consiglieresti per migliorare questo aspetto culturale nel nostro paese?
Tutte domande molto giuste. Sì, non so dire perché ma l’Italia è caratterizzata da sempre da questo dualismo, che forse più ancora che una distinzione tra mondo “alternativo” e mondo “major” è una distinzione tra musica a contenuto prevalentemente culturale, se vogliamo definirla così, e musica invece fortemente legata al mondo dello spettacolo. Purtroppo i grandi network radiofonici e le televisioni, che sono poi i media più seguiti dalla maggioranza delle persone, tendono a ghettizzare da sempre tutto ciò che non rientra nella seconda categoria. Questo da un lato rende nascosti al pubblico degli artisti eccezionali, dall’altro contribuisce ad alimentare una scarsa educazione musicale nella media delle persone, che perde la capacità di decodificare ed apprezzare i progetti musicali che escono dai datati e banali canoni estetici di questi contenitori. Mi chiedo sempre perché, senza andare troppo lontano, in Germania o in Francia mi può capitare di vedere in prima serata un concerto dei Radiohead su una tv nazionale ed in Italia invece pensare ad una cosa del genere è una utopia.
Penso che ci vorrebbero una maggiore apertura e un maggiore coraggio da parte di questi media per fare crescere la scena musicale più interessante del nostro paese e svecchiare un po’ l’approccio alla musica e alla cultura degli italiani. Inoltre anche un’educazione musicale di miglior livello nelle scuole sarebbe molto utile.


A questo riguardo aiutaci a promuovere dei progetti e dei lavori musicali che in questi anni ti hanno incuriosito e che hai ascoltato con piacere.
Come dicevamo ci sono tanti artisti di grande valore all’interno della nicchia di cui parlavamo poco fa, l’elenco sarebbe davvero lungo. Tra quelli che ho ascoltato in questo ultimo anno e che meriterebbero di affermarsi al grande pubblico i primi che mi vengono in mente sono Giuliano Dottori, Egokid e Lucia Manca.


Come definiresti il tuo percorso e la tua carriera artistica?
E’ una domanda difficile a cui rispondere. Penso che il percorso che va da “Oltre lo specchio” ad “Io?” passando attraverso “Babele” rappresenti una evoluzione molto naturale delle mie canzoni e del mio sound. Ho l’impressione che questo album rappresenti sia a livello di testi che di soluzioni sonore un primo punto di arrivo del percorso di ricerca intrapreso con i due precedenti.
Per il resto è sicuramente gratificante poter dedicare una buona fetta del mio tempo a questo tipo di attività, suono da sempre ed amo farlo.


Puoi perdonarmi per tutte queste domande?
Solo perché erano interessanti :)

giovedì 15 settembre 2011

Intervista agli "AcomeandromedA"

Gli AcomeandromedA sono il gruppo che più ha impressionato la giuria tecnica e popolare del concorso musicale Suoni A Piede Libero, svoltosi a Rutigliano il 23-24-25-30 Agosto scorso. Ma questo è solo uno dei tanti palchi che negli ultimi anni hanno visto di scena il gruppo rock di Castellana nato nel 2008. Nel loro curriculum compare la presenza alla “Settimana della cultura italiana a Banja Luka (Bosnia Erzegovina), Alterfesta nel 2009 a Cisternino, Aritmia Mediterranea nel 2009 all'Arci di Molfetta, spalla a Bugo e Offlagadiscopax nel 2009, la partecipazione al Meeting delle Etichette Indiependenti di Faenza e al Saint Rock Festival di Mola nel 2008, vittoria del Festival Suoni a Sud Est sia nel 2008 che nel 2009 e la vittoria al Gioia Rock Festival quest'estate (presidente di giuria Vanni La Guardia dei CFF e Il Nomade Venerabile). Guidati dall'istrionico e quasi isterico Vito Indolfo che alterna la voce al flauto traverso, il gruppo dimostra di saperci fare sul palco, con maturità ed eleganza. Un tappeto sonoro piuttosto rock accompagna i testi intensi e mai banali di Vito, spesso accompagnato dal tastierista Willy Elefante alla voce.

E' in uscita questo mese il loro primo album dal titolo “Occhio comanda colori” http://www.rockit.it/album/15964/acomeandromeda-occhio-comanda-colori

Visto il successo riscosso a Rutigliano qualche settimana fa, il 17 Settembre prossimo sarà possibile assistere ad un loro concerto alla Festa de L'Unità di Noicàttaro in via Carmine. Non mancate all'appuntamento di una giovane rock band nostrana promettente.
Il 21 Settembre, inoltre, saranno ospiti in studio nella nostra trasmissione Indiepercui di Radio 103 (FM 103.7).

Abbiamo registrato per voi una loro intervista.

Presentate il vostro progetto artistico con principali riferimenti musicali e/o lettarari
AcomeandromedA nasce all'inizio del 2008 con l'ambizioso obiettivo di proporre qualcosa di nuovo, che prescinda da una logica prettamente commerciale del far musica.
Una realtà musicale vicina al rock, come cultura e modo d’essere, ma sicuramente non esauribile nello standard di etichette specifiche. Fra le influenze più evidenti s’intuiscono il grunge e il noise, con preziosi richiami alle atmosfere progressive che rivivono in chiave moderna.

Indiepercui si occupa anche di selezioni musicali post-live. Quali sono tre canzoni che fareste ascoltare subito dopo un vostro concerto?
Magari qualcuno del pubblico coglie l’ “occasione” e allora:
Je t’aime.. moi non plus – Serge Gainsbourg
Careless Whisper – George Michael
Ostia – Zu
In ordine rigoroso

Come meglio può sopravvivere l'attività musicale dalle nostre parti: fare rete con altri gruppi e/o organizzazioni del settore; puntare su un approccio egocentrico ed estetico del proprio progetto musicale; altro...?
L’attività musicale sopravvive se si è pronti a fare tutto ciò che non si pensava di dover fare: come si può si deve andare avanti, se non si può si deve potere.

Due parole per invitare la gente ad ascoltare il vostro disco!
Ad occhi chiusi

mercoledì 6 aprile 2011

IREADWILDE - L'indie nojano c'è!


IREADWILDE ha vent'anni, tante canzoni e una chitarra hawaiana. Desiderando di diventare rockstar
dall'infanzia, una volta cresciuto scambia "rock" con "pop" e si mette a scrivere, tra un party e un altro, alla ricerca della canzone pop perfetta.”

IREADWILD è un ragazzo ventenne di Noicàttaro che già da un bel po' di anni compone canzoni. Dopo esser stato il frontman di un gruppo rock'n'roll, si presenta con questo nuovo progetto solista pop molto particolare. Su http://www.myspace.com/ireadwilde potete ascoltare due suoi brani. Nel seguito, vi propongo una breve intervista.


1 - Il progetto nasce "tra una festa e l'altra": ma quanto ti diverti?? :)
Ho un tatuaggio sul braccio sinistro che vuol dire più o meno “festaiolo”; detto così suona banale, ma diventa meno banale se si raggiunge una condizione interiore in cui il party rappresenta un’occasione di umanissima comunione, di empatia col prossimo, di osservazione e quindi esperienza. Solo un emozionante modo di capire un po’ di più chi siamo, guardando prima chi ci sta accanto. Non ho mai capito tante cose quante ne ho capite completamente ubriaco, e questo ha sempre fatto bene alla composizione.

2 - Il Live Club dove suoni oggi ti propone di scegliere 5 brani che apriranno un tuo concerto. Quali sceglieresti?
Se dovessi scegliere e shakerare 5 pezzi che diano l’idea di quello che potrebbe succedere di lì a breve, direi che sarebbe una bella lotta tra Vampire Weekend e Lady Gaga, tra gli Housemartins e Four Tet, passando per Bacharach e finendo a Brahms (la Danza ungherese, con cui aprirei tutti i miei live).

3 - Non prendermi in antipatia, ma non credi ci sia inflazione di “british style” e non sarebbe meglio innovare la tradizione musicale italiana visto che è parecchio povera di idee?
Il british style non esiste. O meglio, esiste nella testa di chi ha interesse ad etichettare e categorizzare; ma aldilà di questo, d’inglese, oltre allo humor dei testi, in questo disco c’è solo una scelta linguistica il più universale possibile. L’Italia è una gerontocrazia, non solo in politica: il mestiere del songwriter qui è frustrante, a meno che non ci si trovi a proprio agio nella dannazione della nicchia eterna; le grosse produzioni non investono, anche se solo per un singolo, nelle novità più coraggiose. Scrivere oneste canzoni pop e confrontarsi con Vasco Rossi e Ligabue, tra dieci anni ancora? Non m’interessa.
4 - Guardando il ruolo di internet oggi, credi che la crisi dell'industria discografica sia un bene o un male per la musica?
La lobby discografica sa che combatte contro l’impossibile. Ma gli interessi degli artisti vanno assolutamente tutelati: ciò non vuol dire essere scollati dal reale, e lamentarsi per il peer to peer e il 2.0, anzi; i modi per veicolare la musica si possono trovare solo adeguandosi all’attuale, al vero, al tangibile. L’esempio dei Radiohead, per quanto facile sia potuto essere per loro, è comunque illuminante: la musica non è un bene di lusso, non può essere spacciata come tale (vedi IVA in Italia), e Thom Yorke e soci decidono di spedirtela a casa (o di far decidere a te quanto vale). Voglio prendere esempio da loro, in futuro, invece che salvare la Universal.

5 - Lancia un appello convincente ai giovani nojani (e non) per farli venire ad un tuo concerto.
Si può solo fare leva sul gusto del proibito: ragazzuoli, non venite assolutamente ad ascoltare IREADWILDE.


Concerti previsti di IREADWILDE:
9 Aprile Taverna Vecchia del Maltese – Bari
21 Maggio Circolo Arci Open Source - Bisceglie

lunedì 10 maggio 2010

Intervista ai CFF E IL NOMADE VENERABILE


I CFF e il Nomade venerabile sono un gruppo rock parateatrale originario di Gioia del Colle. Il progetto parte nel 1999 e contano all’attivo tre album prodotti con etichette indipendenti: Ghiaccio (Elleu Multimedia/Banda Larga 2004), Circostanze (Otium Record/ Tre lune Records 2006) e Lucidinervi (Otium Records/CNI Music 2009). La musica ricalca sonorità rock miscelate con ritmi postpunk e darwave. Ma il valore aggiunto del gruppo sono senz’altro i concerti dal vivo, densi di scenografie e performance teatrali e video art. Il curriculum dell'ensemble barese è ricco di concerti e premi musicali vinti in giro per l'Italia, il più importante dei quali ha permesso loro la partecipazione allo Sziget Festival di Budapest nel 2005, di aperture di concerti di artisti nazionali (per esempio Marlene Kuntz, Moltheni, Giardini di Mirò). L’album Lucidinervi è stato segnalato nella top five 2009 di Rockit e il brano “Amore”, cantata con Paolo Benvegnù (ex Scisma), ha presenziato tra i primi 10 posti della classifica Indie Music Like (che segna i brani con etichetta indipendente più trasmessi nelle radio nazionali). L'ultimo album è ricco di collaborazioni (Umberto Palazzo – Santo Niente – Paolo Archetti Maestri e Paolo Martino - Yo Yo Mundi – Franz Goria - Petrol), che ha permesso loro di consolidarsi nella scena nazionale. Le loro cover, inoltre, come “A tratti” dei CSI e “Ho visto Nina volare” di DeAndrè, danno al progetto artistico una dimensione cantautorale. Prossime date: 16/7 Acquaviva delle Fonti(BA) con Giorgio Canali e Rossofuoco, 17/7 Policoro (MT). Myspace: www.myspace.com/cffeilnomadevenerabile.


Di seguito, un’intervista a Vanni La Guardia, bassista e scrittore del gruppo:

Lucidinervi: Come sono nate le collaborazioni nel disco?
Quando abbiamo iniziato a comporre le canzoni del nostro ultimo lavoro, abbiamo avvertito l’esigenza di dare nuova linfa ai nostri orizzonti, consci che ogni esperienza (musicale, d’amore, di lavoro, di amicizia che sia), per non fiaccarsi e iniziare gradualmente a spegnersi, ha certamente bisogno di continui stimoli. E’ stato naturale guardare a quegli artisti che, tra i nostri variegati background, più sentivamo vicini alle nuove composizioni e al nostro spirito. La grossa sorpresa è stata per noi riscontrare la massima disponibilità da parte di Paolo Benvegnù, Guglielmo Ridolfo Gagliano, Franz Goria (Petrol), Umberto Palazzo (Santo Niente), Paolo Enrico Archetti Maestri e Fabio Martino (Yo Yo Mundi). Hanno collaborato per pura e semplice amicizia, reciproca stima, affetto ormai consolidato, senza chiedere nulla in cambio. Ci hanno insegnato tantissimo e per questo saremo loro sempre grati.

Dai Csi a De Andrè: Come scegliete le cover?In base al nostro gusto, costantemente illuminato dall’idea che, a nostro modesto parere, la musica sia insieme anima e sostanza, storia e vibrante emozione.

Live: per il tour estivo avete in serbo novità?
A luglio torneremo a dividere il palco con Giorgio Canali e Rossofuoco (16/7 Oasi San Martino, Acquaviva BA). Ci è già successo nel settembre del 2005 nell’ambito dell’Atellana Festival di Succivo (CE). Il 17 saremo a Policoro (MT), borgo Casalini.

In Italia ci può essere spazio per la vera musica d'autore che per esempio possa permettere anche ad artisti come voi di ricevere la giusta vetrina?
In tutta onestà, la situazione è abbastanza sconfortante, probabilmente peggiore rispetto a quando, nel 1999, abbiamo dato avvio al nostro progetto. Pur essendoci molta più gente che suona e che lo fa anche meglio di qualche anno fa, l’ambiente della cosiddetta musica indie è ormai saturo di persone presuntuose e spocchiose, che non aiutano certamente a creare le condizioni affinchè passi il messaggio che la musica è cultura, umiltà e sacrificio. Anche nel mondo del giornalismo c’è molta ipocrisia, manca il coraggio di stroncare i grandi nomi (o semplicemente i nomi “fighetti”), quando è il caso. D’altronde l’Italia è il paese delle lobbies e la musica non è un’isola felice. Insomma, per andare avanti ci vuole una overdose di incoscienza. Noi per il momento ci siamo, non sappiamo quanto durerà ancora, sappiamo però che, se saliremo su un palco, al primo posto ci sarà sempre il rispetto per chi viene a guardarci e ad ascoltarci.