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lunedì 23 gennaio 2012

Colapesce "Un meraviglioso declino"


«Per molti la noia è il contrario del divertimento; e divertimento è distrazione, dimenticanza. Per me, invece, la noia non è il contrario del divertimento; potrei dire, anzi, addirittura, che per certi aspetti essa rassomiglia al divertimento in quanto, appunto, provoca distrazione e dimenticanza, sia pure di un genere molto particolare. La noia, per me, è propriamente una specie di insufficienza o inadeguatezza o scarsità della realtà»

La Noia, di Alberto Moravia.

È solo un mio collegamento, “Un meraviglioso declino” ultimo lavoro di Lorenzo Urciullo aka Colapesce (già negli Albanopower) mi porta alla mente La Noia di Moravia, perché questo album è di quelli che vanno ascoltati in un preciso momento storico nella vita di ciascuno. Quando si ha la sensazione di non volere più nulla, nulla che non sia distrazione e dimenticanza, senza artifici, solo testi ben pensati che sanno con pochissime mosse arrivare dove non avresti creduto. Ultimamente il termine semplicità come caratteristica di un progetto musicale è un termine inflazionato, e allora non voglio usarlo, direi più esistenzialista ed essenziale.

Quando finisce ti rimane tutto dentro e senti il bisogno di tornare in quello stato di distacco dalla realtà, perché noi siamo fatti così. “Ci nascondiamo dai fari quassù al terzo piano, un astronauta, cammino per casa, invado il divano l’amore è anche fatto di niente” apre con questo brano Restiamo in casa, penso non ci sia nulla da aggiungere, “arriveranno presto, si prenderanno anche il silenzio” . Continua con una nostalgica Satellite , e giù ancora con la Zona Rossa dove si nota una punta di rassegnazione perché effettivamente dopo anni a sventolare bandiere, ora di rosso c’è solo il tuo viso stanco. Un testo lucido e schietto quello di Barbari, dove mostra chi sono i veri e i nuovo barbari, quelli laureati, che si spaccano di docce solari, che si vantano di conquiste mai avvenute, che si nutrono dei fallimenti sinceri degli altri. È strano sentire parole così acute, in un tono pacato, tra l’altro con la voce di Alessandro Raina degli Amor Fou, con cui non puoi che essere d’accordo, come se non ci fosse rabbia nel tirar fuori la realtà, con un apparato di fiati e ottoni curato da Roy Paci che ti fa da accompagnamento. O nel brano Quando tutto diventò blu, l’amarezza e la pochezza del vivere, misurata con la probabilità dei dadi, che decidono come andrà la tua giornata, di come ci si affanna a studiare per poter avere un riconoscimento, per poter dire di essere, e In questo mare, nuoti e piangi. E poi c’è lei, la canzone che è secondo me il punto più luminoso di questo lavoro, dopo una tradizione consolidata su una Costruzione di un amore, arriva lui, Colapesce con la sua Distruzione di un amore, e non ce né per nessuno, perché con un semplice verso ti spiega la sensazione di non riuscire a posseder nulla, nemmeno le tue sensazioni “Come quando, sono a un palmo di naso dalla tua pelle, e non riesco a sfiorati. Non riesco a sfiorarti. “ Sottotitoli, con Sara Mazo (ex Scisma) che a sorpresa presta la voce in questo brano delicato.

Ascoltare quest’album è come avere sul comodino una palla di vetro con la neve, che agiti tra lo stupore di vedere qualcosa di magico e la paura di rompere un equilibrio. Forse noi siamo qui mentre Colapesce ci spiega la nostra vita lontano dalla realtà, magari in fondo al mare a reggere la Sicilia…

Label: 42 Records