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mercoledì 23 novembre 2011

Meeting delle Etichette Indipendenti al MEDIMEX, Bari 2011


Il 2011 è stato un anno di importanti eventi musicali in Puglia che hanno portato eccellenti nomi nazionali e internazionali esibirsi sui nostri palchi: per la prima volta la nostra regione ha ospitato l'Italia Wave Love Festival, storica rassegna toscana (ricordiamo il concerto di Lou Reed!); il Giovinazzo Rock Festival ha dato prova di maturità, eterogeneità e originalità portando tanta musica italiana (Brunori Sas, Nada e Zen Circus, Casino Royale) e straniera (Deus, Fujiya e Miyagi, Dirty Beaches); il Buco Bum Festival di Noci (Nobraino, Nonvogliocheclara, Criminal Jokers); il Feedback Festival, stupenda cornice che ha visto suonare i Piano Magic nella grotta di Castellana.

Questi ultimi mesi non sono da meno: in questi giorni si è appena concluso TIME ZONES “Sulla via delle musiche possibili”, festival che ha portato al Teatro Forma e alla chiesa Santa Teresa dei Maschi artisti nazionali e sopratutto internazionali del calibro di Azita (Chicago-Usa – Iran), Piano Circus (GB), Agnes Obel (DK), Yan Tiersen (FR), Nils Frahm (GER), Dustin O'Halloran (USA), Evening Hymns (Canada). Bari è sembrata somigliare tanto a una capitale nord europea!

Novembre si chiude con il Meeting delle Etichette Indipendenti, annuale incontro nel settore musicale indipendente (o “fatto in casa”) italiano, che riunisce etichette discografiche, stazioni radiofoniche, riviste musicali e festival organizzato ogni anno da Giuliano Sangiorgi, patron dell'etichetta Audiocoop. Una fiera con eventi, show case, concerti tutta dedicata alla musica Made in Italy e, per quest'anno, con un occhio di riguardo agli artisti pugliesi. Infatti, si chiama proprio Meid in Puglia la compilation di band emergenti pugliesi lanciata da Audiocoop, Momart e circuito Arci real.
Per la precisione, il MEI sarà quest'anno ospite al MEDIMEX, la fiera delle musiche del mediterraneo, organizzato grazie a Puglia Sounds e Regione Puglia, che si svolgerà a Bari dal 24 al 27 Novembre presso la Fiera del Levante con un cartellone ricco di eventi. In fiera, oltre la mostra mercato, ci sanno vari convegni sul settore musicale e showcase. In particolare segnaliamo lo spazio “RadioRai”, in cui XL intervisterà Il Teatro degli Orrori e Vasco Brondi rispettivamente nella mattinata di venerdì e sabato. Inoltre, lo spazio Multisala ShowVille a Mungivacca ospiterà vari incontri in mattina tra gli studenti e la Fondazione Gaber; la sera ci saranno concerti di vari musicisti del mediterraneo. E, infine, per tutte le sere della rassegna si accenderanno le luci del Teatro Kismet Opera, tutte a ingresso gratuito: venerdì 25 con la presentazione di “Cosa volete sentire”, compilation di racconti di cantautori italiani contemporanei, con Simone Lenzi dei Virginiana Miller, Rossano Lo Mele dei Perturbazione e Marie Antoniette, il tutto in diretta su Radio Popolare; sabato 26 con la presentazione del nuovo albume del Teatro degli Orrori e i concerti di AcomeandromedA, Shotgun babies, Lietmotiv e altri; domenica 27 con la premiazione PIMI – Premio Italiano Musica Indipendente con Massimo Volume, Paolo Benvegnù, Quintorigo, Brunori Sas, Valentina Gravilli. Potete leggere il programma su http://www.pugliasounds.it/medimex/

Lo sviluppo di un circuito musicale, con eventi di media-piccola portata, può arricchire l'offerta di intrattenimento serale, sganciando il nostro territorio dal monopolio delle discoteche. La varietà della scelta, poter scegliere dove passare le serate tra eventi e luoghi diversi, porta beneficio alla società e all'economia del luogo. Una miglior redistribuzione del reddito speso tra venerdì e domenica può creare nuove opportunità di lavoro (si pensi alla crescita dei pub, dei live club, degli organizzatori di eventi, degli sponsor, dei mass media al seguito). Il MEI e il MEDIMEX, mirando alla conoscenza di una realtà, a nostro parere, servono anche a questo scopo.


L'evento sarà seguito dai ragazzi nojani di

Indiepercui 103
(Gaetano, Marica Annachiara)
mercoledi ore 21 http://www.radio103.tv/

venerdì 11 novembre 2011


Partendo dal presupposto che l’ultimo lavoro di Zola Jesus, al secolo Nika Roza Danilova, si propone come una netta cesura nella sua produzione artistica, non stiamo qui a giudicare il cambiamento necessariamente come una perdita di valore o come uno svuotamento di contenuti.
La pulzella (classe ’89) data il suo esordio nel 2009 con un full-length “The Spoil” e si presenta come un talento che punta alla sperimentazione del sound mirando ad esplorare luoghi ancora incolti nell’ambito musicale. Non a caso viene subito paragonata a grandi nomi della musica, come Lydia Lunch, Kate Bush, Siouxsie and the Banshees.
La si può quindi subito etichettare a tutti gli effetti come un’artista attiva sul piano della musica sperimentale che spazia in modo originale tra goth, classica e industrial. 
Dopo l’Ep “Stridulum” e il full-lenght “Stridulum II” pubblicati a breve distanza l’uno dall’altro è la volta di “Conatus”, targato Sacred Bones. 
Zola Jesus ci regala un album diverso dagli altri, più pulito, più semplice, di ampio respiro, ricco di echi e richiami. Richiami che non dovrebbero sorprendere e a cui siamo abituati, già il suo pseudonimo Zola Jesus è un evidente omaggio a Emile Zola e a Gesù.
Il brano di apertura “Swords” dalle corde un po’ superficiali lascia subito spazio alla seconda traccia “Avalanche” che invece ci immette, già dalle prime note, in un’atmosfera più cupa, caratterizzata da cori evocativi e che bene si intonano con il nuovo gusto musicale con cui l’artista russo-americana ha voluto improntare l’intero album, usando un apparato di archi di cui non si era servita nei precedenti lavori. A continuare l’album, il primo singolo, il porta-bandiera “Vessel” che va a rievocare, nel modo di spingere l’apparato vocale e negli umori dark, la Pj Harvey di “Stories From The City, Stories From The Sea” 
Un “Hikikomori” che si presenta superficialmente come una lirica dai colori allegri quando invece, come indica la parola giapponese stessa (‘Hikikomori’-ritiro), ci troviamo immersi in uno stato d’animo cupo, nel quale il male di vivere che affligge migliaia di persone viene espresso in una muta ribellione. E' la sonorità della parola a tradire il suo significato, così come nel brano di Zola Jesus, uno stato d’animo chiuso e riservato viene svelato in modo così aperto e ballabile riecheggiando sonorità tipiche degli XX.
Un’esplosiva “In Your Nature” potrebbe riportar alla mente la reinterpretazione del Boss di “Dream Baby Dream” dei Suicide ed una timida “Skin” in evidente contrasto con il resto dell’album, lascia scivolare sul finale “Collapse” con il suo tappeto di synth in una lenta nenia a chiudere quello che è l'album che porta in modo definitivo Nika all'attenzione mondiale.

Vorrei in conclusione triturare un concetto che mi ha affascinato molto enunciato da Daniel Pennac nel suo “Come un Romanzo”. I 10 diritti di chi legge, il quale ha libertà di leggere o non leggere, di saltare capitoli, di riprenderli, di lasciarli a metà, così ora vorrei applicare lo stesso principio ad un’artista che ha diritto di sperimentare, di fare un passo indietro, di mettersi in stand by, così come un ascoltatore possiede la facoltà di ascoltare o di farne a meno.
Perché è ormai moda tacciare di poca originalità chi non cambia mai il proprio modo di fare musica come è altrettanto criticabile chi decide di dare una sterzata alla propria produzione. Conatus appare in tutto e per tutto un momento di respiro di questa giovane artista alla quale obiettivamente si può criticare davvero molto poco, in attesa di una svolta futura.

-Pubblicato su Stordisco http://www.stordisco.blogspot.com/-