Licenza Creative Commons
Nerds'Shots Live Music Blog by Gaetano & Marica is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.
Permissions beyond the scope of this license may be available at gae17re@hotmail.it.

venerdì 26 novembre 2010

Nuove uscite: Marlene Kuntz, Massimo Volume, Le luci della centrale elettrica


Se credete che il rock italiano sia semplicemente limitato a ormai tre “oligopolisti” (Vasco Rossi, Ligabue e Litfiba) o a gruppetti rockettari soltanto nel look vi sbagliate di grosso. La scena italiana in questi mesi si dimostra ricca e fiorente. Basta cercare e aver la pazienza di ascoltare senza i paraocchi e magari si potrà scoprire l'altra musica italiana, quella nascosta dai mass media ma che nella forma, nei contenuti e nelle performance musicali merita tutto il rispetto e l'attenzione che non hanno.
Dopo 10 anni di inattività, tornano con un nuovo album i Massimo Volume, storica rock band bolognese capeggiata dallo scrittore Emidio Clementi (si ricordano le pubblicazioni La notte del Pratello – Fazi 2001- , L'ultimo Dio – Fazi 2003 - , Matilde e i suoi tre padri – Rizzoli 2009 -), con l'album “Cattive Abitudini” (etichetta La Tempesta). L'album riflette il loro vecchio stile post-rock che fa da tappeto sonoro delle liriche raccontate da Clementi; liriche che come sempre raccontano svariati situazione della quotidianità, ma più riflessive e ampie dei dischi precedenti. Tra gli altri, l'album comprende: “Robert Lowell”, un tributo al poeta confessionale; il singolo “Fausto”, dedicato al musicista Fausto Rossi, contiene la critica alle menti migliori della sua generazione costretti a mendicare una presenza al varietà del sabato sera; le splendide “Le nostre ore contate”, dedicata a Manuel Agnelli e “Coney Island”; e per finire l'intensa “In un mondo dopo il mondo”.
Ottavo lavoro in studio, invece, per i cuneesi Marlene Kuntz con Ricoveri virtuali e Sexy solitudini (etichetta Sony), una storica rock band indipendente da sempre in disparte rispetto al giro principale dell'indie rock italiano. Questo disco si distingue per un ritorno al rock e per la scrittura di testi che risulta essere più diretta e immediata (ancora una volta Cristiano Godano ci sorprende), e segue una breve esperienza di album più “soft” e “intimi” che sono stati spesso accompagnati da esibizioni teatrali. Il lancio dell'album è affidato a “Paolo Anima Salva”, un brano rock intenso, zeppo di citazioni di deandriana memoria. Nell'album, inoltre, si possono ascoltare canzoni come “Ricovero virtuale”, “Orizzonti”, “Io e me”, “Un piacere Speciale” che si candidano a essere le nuove ballate; “Pornorima” sembra essere un vero manifesto politico contro le varie mode indie che si vanno sempre più consolidando tra gli ascoltatori rock; l'album si chiude con “Scatti”, una bellissima ballata lieve e intensa dal testo commovente. L'album è prodotto dal dj scozzese Howie B e registrato alla Scuola di Alto Perfezionamento Musicale di Saluzzo (CN). Sia la composizione che l'arrangiamento sono avvenuti in contemporanea con un ensemble di cinque elementi: oltre ai tre componenti storici ormai risultano in pianta stabile Luca Lagash Saporiti al basso (ex La Crus e Amor Fou) e il giovane polistrumentista Davide Arneodo. Alcuni pezzi dell'album saranno protagonisti di un cortometraggio dei Masbedo, un duo di registi milanesi.
Per ora la chiameremo felicità” è il secondo album del cantautore Vasco Brondi alias Le Luci della Centrale Elettrica. Un salto di qualità rispetto al primo lavoro, “Canzoni da spiaggia deturpata”, con testi più curati e sonorità arricchite da un'orchestra distorta composta da Enrico Gabrielli (Calibro 35, Afterhours), Rodrigo D'Erasmo (Afterhours) e Stefano Pilia (Massimo Volume). Di sicuro risulterà all'ascoltatore superficiale una parodia del primo album, con ritmi, accordi e melodie uguali. La stessa provincia, le stesse centrali inquinanti, gli stessi cieli dipinti coi pennarelli scarichi e la solita Repubblica fondata sulla Televisione. Ma questo è insignificante, soprattutto perchè egli stesso ne è consapevole “di fare canzoni tutte uguali” e soprattutto è anche ben consapevole di non essere nessuno profeta di nessuna generazione. Ha il suo modo di scrivere e suonare e lo fa senza farsi condizionare da nessuno e ne va dato merito. L'ascoltatore più attento, invece, saprà apprezzare la qualità e gli ottimi miglioramenti di questo buon album di canzoni italiane. Ascoltate con tranquillità “L'amore ai tempi dei licenziamenti dei metalmeccanici”, “Anidride Carbonica” e “Quando tornerai dell'estero”. Attenti a non commuovervi perchè se piangete vi si arrugginiscono le guance

mercoledì 20 ottobre 2010

Beautiful: Marlene Kuntz-Gianni Maroccolo-Howie B


Mentre nel chiacchiericcio pseudo indie da bar cominciano a perdere la fama di rockstars, i Marlene Kuntz tornano nei negozi di dischi con un progetto parallelo e inaspettato che anticipa l'uscita del loro prossimo album atteso per fine Novembre. Il trio, infatti, si ritrova con Gianni Maroccolo e Howie B (produttore scozzese, tra gli altri si ricorda: U2, Bjorke, Elisa) in uno nuovo progetto, sperimentale e provocatorio: Beautiful. Il disco nasce interamente da una improvvisazione di due giornate al teatro Petrella di Longiano (FC). In questo disco è colta la scintilla creativa dei cinque in modo naturale e spontaneo. Ne fotografa l'istante della spontanea performance creativa dei cinque, senza metter mani sulle registrazioni né curare nessuna produzione esecutiva. In principio nasce come un disco strumentale. I testi, infatti, appaiono solo in alcuni brani ed è facilmente notabile come solo In your eyes sia curato. L'eccezione è la traccia White Rabbit, la cover dei Jefferson Airplane, che è la registrazione live eseguita all'Italian Love Festival del 2009. Il tutto esce con la neonata etichetta Alkemy Records (figlia di Alkemy Lab, la nuova factory di Gianni Maroccolo) dell'Ala Bianca Group, una tra le maggiori etichette indipendenti italiane.
L'album è dunque maggiormente strumentale, presentando il cantato in solo 5 tracce delle 12 presenti. Il progetto composto da tre anime ben distinte: le chitarre del trio Marlene Kuntz tornano imperiose, limitate dagli effetti elettronici di Howi B e dal solito tocco di basso del buon Gianni Maroccolo. L'elettronica di Howie B è il filo conduttore e si sente. Il cantato è in inglese che rende chiaro l'obiettivo di questa produzione discografica di varcare i confini nazionali. Il singolo In our Eyes è forse il brano più radiofonico ma che meno rappresenta il disco, in quanto presenta una più cura nei dettagli. Se l'iniziale Pow Pow Pow e la conclusiva I Can Play and I don't Want to vi possono far sembrare questo un nuovo disco dei Marlene Kuntz, i pezzi strumentali Tarantino, Single Too, Fatiche, Suzuki, Giorgis vi faranno cambiare idea prima di consolidarvele con Flowers, che inietta 14 minuti di note, un degno vampa parto musicale dei cinque musicisti. Inoltre da non dimenticare il blues What's my name cantata da Howie B. Ma Beautiful non finisce qui: è previsto infatti l'uscita di un film-documentario della session di Longiano dei cineasti Fernando Maraghini e Maria Erica Pacileo.
Se Beautiful fosse cantato in italiano sembrerebbe una dolce coinvolgente evoluzione di Spore dei Marlene Kuntz, forse per il semplice fatto che la componente marleniana è la maggioranza. Ma così non è. La presenza di Howie B si fa sentire e porta il progetto in una sua propria dimensione musicale, scansando equivoci. Un buon disco da ascoltare spassionatemente in soggiorno, magari sorseggiando una birra e attendendo di essere nuovamente sorpresi in uno dei loro concerti.

lunedì 10 maggio 2010

Intervista ai CFF E IL NOMADE VENERABILE


I CFF e il Nomade venerabile sono un gruppo rock parateatrale originario di Gioia del Colle. Il progetto parte nel 1999 e contano all’attivo tre album prodotti con etichette indipendenti: Ghiaccio (Elleu Multimedia/Banda Larga 2004), Circostanze (Otium Record/ Tre lune Records 2006) e Lucidinervi (Otium Records/CNI Music 2009). La musica ricalca sonorità rock miscelate con ritmi postpunk e darwave. Ma il valore aggiunto del gruppo sono senz’altro i concerti dal vivo, densi di scenografie e performance teatrali e video art. Il curriculum dell'ensemble barese è ricco di concerti e premi musicali vinti in giro per l'Italia, il più importante dei quali ha permesso loro la partecipazione allo Sziget Festival di Budapest nel 2005, di aperture di concerti di artisti nazionali (per esempio Marlene Kuntz, Moltheni, Giardini di Mirò). L’album Lucidinervi è stato segnalato nella top five 2009 di Rockit e il brano “Amore”, cantata con Paolo Benvegnù (ex Scisma), ha presenziato tra i primi 10 posti della classifica Indie Music Like (che segna i brani con etichetta indipendente più trasmessi nelle radio nazionali). L'ultimo album è ricco di collaborazioni (Umberto Palazzo – Santo Niente – Paolo Archetti Maestri e Paolo Martino - Yo Yo Mundi – Franz Goria - Petrol), che ha permesso loro di consolidarsi nella scena nazionale. Le loro cover, inoltre, come “A tratti” dei CSI e “Ho visto Nina volare” di DeAndrè, danno al progetto artistico una dimensione cantautorale. Prossime date: 16/7 Acquaviva delle Fonti(BA) con Giorgio Canali e Rossofuoco, 17/7 Policoro (MT). Myspace: www.myspace.com/cffeilnomadevenerabile.


Di seguito, un’intervista a Vanni La Guardia, bassista e scrittore del gruppo:

Lucidinervi: Come sono nate le collaborazioni nel disco?
Quando abbiamo iniziato a comporre le canzoni del nostro ultimo lavoro, abbiamo avvertito l’esigenza di dare nuova linfa ai nostri orizzonti, consci che ogni esperienza (musicale, d’amore, di lavoro, di amicizia che sia), per non fiaccarsi e iniziare gradualmente a spegnersi, ha certamente bisogno di continui stimoli. E’ stato naturale guardare a quegli artisti che, tra i nostri variegati background, più sentivamo vicini alle nuove composizioni e al nostro spirito. La grossa sorpresa è stata per noi riscontrare la massima disponibilità da parte di Paolo Benvegnù, Guglielmo Ridolfo Gagliano, Franz Goria (Petrol), Umberto Palazzo (Santo Niente), Paolo Enrico Archetti Maestri e Fabio Martino (Yo Yo Mundi). Hanno collaborato per pura e semplice amicizia, reciproca stima, affetto ormai consolidato, senza chiedere nulla in cambio. Ci hanno insegnato tantissimo e per questo saremo loro sempre grati.

Dai Csi a De Andrè: Come scegliete le cover?In base al nostro gusto, costantemente illuminato dall’idea che, a nostro modesto parere, la musica sia insieme anima e sostanza, storia e vibrante emozione.

Live: per il tour estivo avete in serbo novità?
A luglio torneremo a dividere il palco con Giorgio Canali e Rossofuoco (16/7 Oasi San Martino, Acquaviva BA). Ci è già successo nel settembre del 2005 nell’ambito dell’Atellana Festival di Succivo (CE). Il 17 saremo a Policoro (MT), borgo Casalini.

In Italia ci può essere spazio per la vera musica d'autore che per esempio possa permettere anche ad artisti come voi di ricevere la giusta vetrina?
In tutta onestà, la situazione è abbastanza sconfortante, probabilmente peggiore rispetto a quando, nel 1999, abbiamo dato avvio al nostro progetto. Pur essendoci molta più gente che suona e che lo fa anche meglio di qualche anno fa, l’ambiente della cosiddetta musica indie è ormai saturo di persone presuntuose e spocchiose, che non aiutano certamente a creare le condizioni affinchè passi il messaggio che la musica è cultura, umiltà e sacrificio. Anche nel mondo del giornalismo c’è molta ipocrisia, manca il coraggio di stroncare i grandi nomi (o semplicemente i nomi “fighetti”), quando è il caso. D’altronde l’Italia è il paese delle lobbies e la musica non è un’isola felice. Insomma, per andare avanti ci vuole una overdose di incoscienza. Noi per il momento ci siamo, non sappiamo quanto durerà ancora, sappiamo però che, se saliremo su un palco, al primo posto ci sarà sempre il rispetto per chi viene a guardarci e ad ascoltarci.